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Il curriculum vitae
Contenuti tratti dalla guida Dall'Università all'Azienda XIV edizione a cura di GianBattista Rosa edita da ACTLGUIDE. La guida è disponibile presso tutte le librerie a livello nazionale oppure è possibile acquistarla tramite il form on line sul sito www.actl.it |
Il curriculum strictu sensu Ovviamente la lettera di accompagnamento deve essere personalizzata, per essere efficace, quasi azienda per azienda (solo ad aziende simili per settore e caratteristiche si può mandare lo stesso testo); ma anche il c.v. può avere versioni multiple, perché anche per esso l'importante è che metta in evidenza i vostri punti forti. E i punti forti certamente saranno diversi per, poniamo, un laureato in chimica che sia motivato tanto per una esperienza di produzione che di vendita, e che scriva ad una azienda petrolifera per il primo tipo di carriera, e ad una di largo consumo per il secondo.
In generale, comunque, il c.v. è composto di quattro parti:
1 - dati personali
Nome, cognome, indirizzo, data e luogo di nascita, stato civile. Altre informazioni sono superflue. È importante dare un recapito telefonico affidabile: se non c'è nessuno in casa nelle ore diurne, e non si ha segreteria telefonica o un cellulare, è opportuno fornire una base d'appoggio (non sempre alla telefonata a vuoto segue un telegramma di convocazione).
2 - istruzione
Partendo dall'esperienza più recente (master o laurea), fino al diploma superiore. Il voto di laurea va sempre indicato, mentre quello di maturitù è opportuno indicarlo solo se molto positivo. Occorre indicare l'anno di conseguimento della laurea, e l'università, oltre alla facoltà, frequentata. Se si scrive per un tipo di lavoro in particolare, è opportuno evidenziare se si è seguito un indirizzo di studi specifico e, a maggior ragione, una tesi di laurea ad hoc; l'argomento della tesi è opportuno indicarlo comunque. In questo settore andranno inseriti tutti i corsi extrauniversitari seguiti, nonché la conoscenza delle lingue (meglio se certificata da un TOEFL), specificando chiaramente il livello, e l'utilizzo di supporti informatici. È infine importante indicare eventuali programmi di studio all'estero compiuti (es. Comett), nonché eventuali borse di studio vinte.
3 - esperienze extrascolastiche
Qui occorre essere, ad un tempo, sinceri e sbruffoni. L'avere un buon "dossier" extrascolastico è importante, perché toglie quella sensazione da "ha ancora il latte sulle labbra" che molti selezionatori avvertono al cospetto dei neolaureati più sedentari e magari secchioni.
Per quanto siano in forte aumento esperienze di stage o contratti a termine, difficilmente, però, un neolaureato può vantare esperienze realmente significative, che cioè gli abbiano trasmesso delle competenze vere e proprie. È importante allora segnalare quelle esperienze che denotano o delle attitudini importanti per l'azienda, a garanzia che si sta facendo un buon acquisto nel medio periodo, o una infarinatura di "vita vissuta" e di capacità che fanno pensare che l'ambientamento e la professionalizzazione del neoassunto saranno più rapide che in altri casi.
Tra le attitudini, sono tipiche la capacità di lavorare in gruppo, la leadership, o le capacità organizzative che si acquisiscono con attività sportive o con ruoli di responsabilità in associazioni. Ancora, la capacità di essere autonomi, curiosi e di ambientarsi, sviluppate con esperienze (lunghe od originali) all'estero o comunque fuori casa. Anche la creatività può uscire da esperienze certificabili di vita vissuta. Come "infarinature" di attività non lontane dalla vita aziendale, vi sono tutti i piccoli lavori, come quelli di vendita diretta, di attività contabili o anche di segreteria, di pubbliche relazioni. Particolarmente importanti, ovviamente, le esperienze vere e proprie in termini di stages aziendali o contratti a tempo determinato effettuati durante gli studi: attenzione però che, per essere considerato utile, deve trattarsi almeno di un periodo di due-tre mesi, e passato in una struttura non troppo lontana, come problematiche, da quella con cui si prende contatto. Occorre essere un po' sbruffoni, ma sinceri, perché bisogna saper valorizzare al massimo il "valore aggiunto", la potenziale utilità per l'azienda delle esperienze avute, e non il titolo formale: così, un mese di vendita porta a porta od un esame che ci ha portato a studiare dal vivo alcuni casi aziendali possono senz'altro essere "venduti" meglio che aver passato qualche mese in università come pseudo-assistente. Se si ha qualche esperienza precedente di lavoro "vero", occorre indicare analiticamente cosa si è fatto: o in termini di attività ("un anno nella Direzione Amministrativa della Società Bortolotti, in cui mi sono occupato di contabilità clienti, contabilità fornitori, recupero crediti e, marginalmente, di tesoreria") o ancora meglio di risultati ("un anno come analista programmatore, in cui ho contribuito al progetto di riduzione degli stock del 40% attraverso l'informatizzazione dei magazzini periferici, e alla revisione del sistema informativo del personale").
4 - hobbies e informazioni personali
Questa parte (per la verità spesso sopravvalutata) deve servire a dare un'immagine di noi come persone "a più dimensioni"; è importante soprattutto se i tempi di laurea non sono stati rapidissimi, per dimostrare che il tempo non è stato perso, ma investito in qualcos'altro. Quasi tutti affermano di amare i viaggi, di praticare qualche sport, di dedicarsi a profonde letture e di avere qualche hobby più o meno originale (il cinema è in testa alle preferenze). Come differenziarsi, dunque? In primo luogo, senza barare, riportando eventuali riconoscimenti, premi o traguardi raggiunti: un conto è affermare di amare la cucina o lo sci, un altro conto è segnalare di essere maestri di sci o sommellier patentati. Si dà l'idea che, quando si fa una cosa, la si fa con determinazione.
L'importante è comunque che questa parte integri il resto del c.v., equilibrandolo e non esasperandone alcuni aspetti. Se si è laureati in filosofia, e si è fatta una tesi di estetica, puntando ad una azienda è più saggio indicare tra gli interessi l'informatica o le motociclette, piuttosto che la pittura. Viceversa, se si è dato un taglio esasperatamente "aziendale" al c.v., come se fin da piccoli non si fosse pensato che alla carriera, meglio indicare qualche interesse umanistico o sociale, come il volontariato. È ovvio che bisogna scegliere tra le proprie attività reali, non inventarle o esagerarle ad hoc: oltre a non essere etico, "aggiustare" il c.v. per dare un' immagine falsata di se è estremamente pericoloso. Tutti i peccati sono veniali, in azienda, esclusa l'inaffidabilità.
Un'ultima avvertenza: se è vero che un c.v. "è forte come la più debole delle sue parti", in quanto non serve essere eccellenti sul 90% dei requisiti, se manca del tutto un 10% indispensabile, è anche vero che noi dobbiamo presentarlo in modo da evidenziare i nostri punti forti, e recitare invece sottovoce quelli deboli.
Quindi, se le parti del c.v. sono indubbiamente le quattro citate, l'ordine non deve necessariamente essere quello: dobbiamo invece mettere per prima, fatta salva un minimo di coerenza del testo, la parte che ci può mettere in miglior luce, e per ultima quella che ci è sfavorevole. Ad esempio, se siamo un po' "vecchiotti", diciamo sopra i 27 anni, possiamo intestare il c.v. con nome, cognome e indirizzo, proseguire con istruzione ed esperienze, e in fondo rimettere i propri dati personali, completi anche della data di nascita. Otterremo in questo modo di passare, se il nostro c.v. è per il resto buono, la "ghigliottina" iniziale che alcuni adottano in base all'età (si noti che negli USA ogni discriminazione in base all'età, oltre che al sesso, razza, etc.., è vietata dalla legge, tanto che la data di nascita non viene indicata nei c.v.). Così, se il nostro voto di laurea è mediocre, è opportuno ingolosire prima il selezionatore con un ricco carnet di piccole esperienze extrauniversitarie, e poi "en passant" fargli scivolare il voto sotto il naso.
È il caso di indicare referenze? In generale no, è passato il tempo in cui il parroco o il notabile facevano da garanti per le assunzioni. Tuttavia, se conosciamo qualche personaggio importante che ha rapporti professionali con l'azienda in questione, o che è da questa stimato, può non essere inutile indicarlo: a parità di requisiti, o in caso di qualche dubbio marginale, forse potrà essere un punto d'appoggio. Del tutto inutile, anzi controproducente, indicare "potenti" di qualsiasi specie.