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Dopo il Diploma 2012 - Lavorare dopo il Diploma


Curiculum e lettera di presentazione
La tua password per entrare in contatto con le aziende

 

Il curriculum vitae e la lettera di accompagnamento

 

Il c.v.: uno spot da 20 secondi

La spedizione del tuo c.v. alle aziende è una delle vie più dispersive, ma anche più efficaci, per “fare pubblicità” a te stesso. È efficace, perché tutte le aziende usano i c.v. per le loro selezioni; è dispersivo, perché le aziende maggiori ricevono centina- ia di curricula ogni giorno, e spesso non li aprono neanche tutti.
Le probabilità che il tuo c.v. sia aperto, guardato, e prescelto per una convocazione sono quindi oggettivamente molto basse: sta a te però giocare al meglio le tue oppor- tunità. Va tenuto presente che, essendo la concorrenza altissima, è sui particolari (oltre
che sulla fortuna) che si vince o si perde. I consigli che seguono potranno aiutarti.
Stendere un c.v. vuol dire in pratica fare due cose:
a) scrivere “l’etichetta del tuo prodotto”, in quanto giovane diplomato, indicando ciò che lo contraddistingue, il contenuto, gli “ingredienti” insomma. Questa parte è il c.v. vero e proprio;
b) mettere a punto il “messaggio promozionale”, cioè la lettera di accompagna- mento, che deve catturare l’attenzione del tuo interlocutore, invogliarlo a legge- re con interesse il c.v. e a saperne di più su di te.

Questa parte è assimilabile a un rapido spot su te stesso, o se preferisci, ad un col loquio simulato in pochi attimi, poiché la permanenza media di un c.v. nelle mani di un selezionatore è di 20-30 secondi. Dopodiché‚ il suo (e tuo) destino è segnato, e con brutale ma inevitabile rozzezza il pezzo di carta seguirà una di queste due strade:
– verrà inserito nella leggerissima cartellina intestata “da convocare”;
– verrà impilato nel ben più ampio file “archivio”, un palliativo per le coscienze dei selezionatori, che non se la sentono di uccidere subito un c.v. senza alcuna macchia salvo quella di essere, al momento, del tutto inutile per l’azienda (oppure verrà, con elegante “palombella”, proiettato nell’ingombrante scatolone con su scritto “no”). Per questo è tutt’altro che sbagliato ripetere le spedizioni del c.v. a qualche mese dal primo infruttuoso tentativo. Alla diversa collocazione, corrispondono diverse risposte al mittente: una telefonata od un telegramma di convocazione nel primo caso, e una lettera molto cortese nel caso di archiviazione, in cui si specifica che il profilo è proprio quello che fa per l’azienda ma, sfortuna!, in questo momento pro- prio non ci sono possibilità, e però sarà tenuto presente per le successive selezio- ni (non è una pietosa bugia, ma molto spesso è una pura illusione).
Infine, ai c.v. non interessanti molte aziende non rispondono (mandare duecento lette- re di risposta al giorno costa, compreso il personale addetto, oltre cento milioni all’an- no), altre rispondono con una lettera solo un poco meno cortese della precedente.
Ma veniamo dunque ai requisiti del c.v. vincente, tenendo sempre presente che le aziende non cercano dei “Rambo” che, a vent’anni, abbiano fatto di tutto e di più, ma cercano, semplicemente, “l’eccellenza nella normalità”.

 

Farsi leggere: a chi e come spedirlo

Posta, fax o e-mail? Questo è il primo problema; il consiglio è di usare lo strumen- to per il quale abbiamo l’indirizzo più preciso, e nel dubbio non è male usare due, se non tutti e tre, sistemi.
Come detto, molti c.v. non vengono neppure aperti. Il nostro primo obiettivo, dun- que, deve essere quello di essere almeno presi in considerazione. Vi sono alcuni semplici accorgimenti che aumenteranno le nostre chances:

 

Attenzione all’indirizzo

Molti c.v. non vengono letti, semplicemente, perché non ricevuti in quanto spediti all’indirizzo sbagliato. Infatti a volte si guarda l’indirizzo delle aziende in modo superficiale. Dunque, se hai dei dubbi sugli indirizzi, telefona alla sede locale del- l’azienda che vuoi contattare, e chiedi chiarimenti. Come abbiamo detto poco fa, comunque, è bene cercare di sostituire (o integrare) la spedizione via posta con un e-mail: in questo caso, però, dovremo individuare il giusto indirizzo di posta elet- tronica della persona o del settore interessato (personale/selezione o simili).

 

Indirizza, possibilmente, ad una persona, non ad una “entità”

Individuare il nome del tuo interlocutore non è importante solo per superare una prima barriera, ma anche per stabilire un contatto più personalizzato ed efficace, come ben sanno coloro che vi inondano di pubblicità postale. Il selezionatore che legge una lettera indirizzata a lui personalmente sarà inevitabilmente più attento: avrà tra l’altro sempre il dubbio che la persona in qualche modo lo conosca. Anche individuare l’esatto titolo della posizione (in genere, responsabile della selezione) è utile: innanzitutto evita che finisca sui tavoli sbagliati (mandarla direttamente al Direttore del Personale è inutile, a meno che abbiate un curriculum davvero presti- gioso o che l’azienda sia piccola), e inoltre dà una immagine di persona preparata e precisa.
Come procurarsi nome e titolo degli interessati?
Attraverso le numerose pubblicazioni che li riportano (Guida Kompass, Guida Monaci, articoli sulle pagine specializzate dei giornali, career books, ecc.) o provan- do, semplicemente, a telefonare e a chiedere.
È sufficiente poi spedire per posta prioritaria, e senza ulteriori specificazioni, del tipo: “riservata personale”.

 

Indirizza sia al “personale” che alla “linea”

Come per le altre forme di contatto, cerca di aggirare il “collo di bottiglia” che crea
l’intasamento di c.v. presso gli uffici selezione. Il modo più semplice è di mandare il tuo anche ai Direttori della funzione in cui ti piacerebbe lavorare: se riesci a susci- tare la loro curiosità, saranno loro stessi, se non a convocarti direttamente, a tra- smettere il c.v. al personale, con un bigliettino di accompagnamento tipo “mi sem- bra interessante, Rosaria, perché non lo incontriamo?”. Queste segnalazioni sono tenute in gran conto dai selezionatori. I Direttori di Funzione ricevono meno c.v. del personale, e sono quindi meno drastici nel cestinare: è però indispensabile perso- nalizzare la lettera di accompagnamento, nonché avere realmente una buona pre- parazione per il campo in cui si vuole operare.

 

Dove possibile, non usare la posta

In tutte le aziende dove conosci qualcuno, chiedi cortesemente a costui di portare o inviare con la posta interna il tuo c.v.. Elementari regole di cortesia fanno sì che, anche se la persona non conosce il selezionatore o non ha gran peso in azienda, questi curricula siano comunque almeno valutati con attenzione. Non puoi aspet- tarti corsie preferenziali nella valutazione, ma probabilmente avrai la precedenza rispetto alla pila di c.v. giacenti in precaria attesa.

 

Spediscilo al momento giusto

Non esiste di solito una rigida tempificazione delle assunzioni, da parte delle azien- de. Tuttavia, il “grosso” delle ricerche parte nei primi mesi dell’anno, una volta uffi- cializzate le esigenze per l’anno in corso. Il periodo migliore per spedire i c.v. è dun- que febbraio-marzo, anche se le ricerche proseguono poi per tutto l’anno, con un leggero calo a giugno-luglio, per non assumere a cavallo delle vacanze, ed una buona ripresa a settembre. Verso fine anno c’è spesso un secondo rallentamento, in quanto si preferisce rinviare a gennaio le assunzioni previste per novembre o dicembre. Nessuno scandalo quindi, ripeto, a ri-inviare il c.v., magari con la scusa di un piccolo aggiornamento, un semestre dopo la prima spedizione.

 

La forma è sostanza

Abbiamo detto che il c.v. è uno spot da 20 secondi. Guai dunque, indipendentemen- te dal contenuto del messaggio, se la sua qualità formale lascia a desiderare: il con- tenuto stesso ne sarà pregiudicato, esattamente come succede in pubblicità. Il c.v.
essendo uno spot da 20 secondi deve essere funzionale ad una lettura veloce: chia- ro, snello e piacevole. Bisogna, dunque, badare all’essenziale.
La forma inizia dalla carta e, ancora prima della scrittura, dalla impaginazione: usa una carta bianca e pulita, che faccia un buon contrasto con l’inchiostro, ed una impaginazione ordinata ed ariosa, che consenta una lettura rapida ed efficace. Ricorda che, a parità di requisiti, è sui particolari che si gioca il successo: un curri- culum pesante, con i margini piccoli, le righe avvicinate, i caratteri sbiaditi non invo- glia alla lettura e non consente di coglierne i punti forti.
Noi non sappiamo, a priori, quali saranno i particolari che potranno attrarre i sele- zionatori (e che variano da ricerca a ricerca): dobbiamo limitarci a evidenziare i nostri punti di forza, e soprattutto a creare una positiva impressione generale, che dipenderà tanto dal contenuto quanto dalla forma.
Ed ecco il “decalogo” del c.v. efficace nella forma: I. Uno e bino
Il c.v. è composto da due parti: una lettera d’accompagnamento ed il c.v. vero e pro-
prio. La prima, se abbiamo una bella grafia, può anche essere scritta a mano (ma è sempre meno frequente, anche se qualche azienda lo preferisce per effettuare esami grafologici); il secondo deve essere rigorosamente scritto a macchina o - molto, molto meglio - con un personal computer.

 

II. Arioso
Usa frasi brevi, mai più di tre righe, e ricordati di spaziare i paragrafi.

III. Corretto
Non ci devono essere errori ortografici. Pare banale dirlo, ma in realtà sono molto fre- quenti, certo più per distrazione che per ignoranza (il che, se vogliamo, è un’aggravante). L’unico modo di evitare errori è di rileggere il c.v. più volte, e farlo anche rileggere ad altri.

IV. Vivace
È importante vivacizzare il testo con le soluzioni grafiche disponibili (in particolare su p.c.): neretti, sottolineature, corsivi, ecc..
In questo modo riuscirai ad evidenziare le informazioni importanti, avrai un prodot- to più scorrevole, e dimostrerai che ti senti a casa tua nel mondo dei computer, il che non è poco.


V. Breve
La lettera d’accompagnamento deve essere breve: mezza pagina va bene, se no diventa un mattone e rischia di essere letta a metà. Il c.v, per chi non ha serie espe- rienze di lavoro deve stare in una pagina, e comunque mai deve superare le due.

VI. Regolare
Evita di cercare di essere spiritoso o troppo originale, o di strafare nei toni: a meno che tu non abbia a che fare con datori di lavoro poco convenzionali.

VII. Leggero
Non allegare cose inutili, tipo copie di diplomi di qualsiasi tipo: denota insicurezza o prolissità, e “allunga il brodo”. Solamente se hai fatto ricerche su temi di interesse per l’azienda, e di queste esista una breve sintesi, può essere utile allegarle. Non occor- re, anzi può essere controproducente, inviare una fotografia, anche se si è bellini.

VIII. Diretto
Evita anche di usare la terza persona parlando di te stesso (“si diploma a pieni voti nel 2001”): di dissociati in azienda ce n’è già abbastanza.

IX. Cortese
Non fare però neanche l’arrogante (“Resto in attesa di una vostra, possibilmente rapida, convocazione”, “Solo con un colloquio vi renderete conto delle mie effetti- ve capacità”, “Vi ho già contattato un mese fa, e sono stupito di non avere avuto risposta” ) perché la supponenza è sempre fastidiosa. Sii cordiale, formale quanto basta e non burocratico nel tono.

X. Misurato
Alcuni usano una forma “pomposa” di c.v., costituita da una cartellina personaliz- zata che (ad imitazione dei Servizi Segreti o, forse, nelle intenzioni, delle società di ricerca del personale) riporta tutte le informazioni utili sulla persona in oggetto. Ciò che distingue di solito questi c.v. è la voluminosità e la rigidità del contenitore, e la prosopopea e inutilità del contenuto.

Il contenuto del c.v.
A questo punto, siamo già riusciti a far arrivare il c.v. nelle mani della persona giu- sta, e ad impressionarla positivamente dopo la prima occhiata grazie alla sobria vivacità del nostro scritto. Dobbiamo ora fornire delle informazioni e accendere un interesse nel nostro interlocutore: in questo senso abbiamo parlato di “etichetta” del nostro prodotto per il c.v., e di “messaggio promozionale” per la lettera di accompa- gnamento.
Visto che tutti noi critichiamo spesso la pubblicità, abbiamo in questo caso la possibi- lità di dare il buon esempio cercando di essere efficaci, veritieri e, perché no, gradevo- li al tempo stesso.

 

La lettera di accompagnamento

Ecco il “pentalogo” della efficace lettera di accompagnamento, che deve concreta- mente rispondere alla domanda “Perché dovrei scegliere proprio te?”.

I. Evidenzia i tuoi punti forti
Rispetto ai tuoi colleghi diplomati, c’è probabilmente qualcosa che ti differenzia in senso positivo: devi evitare che questo qualcosa, disperso tra le altre informazioni del c.v., non venga valorizzato a sufficienza. Non illuderti che questo “non so che” sia costituito da un buon voto di diploma, da qualche viaggio all’estero, o da uno spiccato interesse per questa o quella attività, caratteristiche comuni alla maggio- ranza dei diplomati.
Reali punti di forza possono invece essere la conoscenza di più lingue straniere, l’aver fatto uno stage o qualche esperienza “dal vivo” nel settore di competenza, l’avere una “passione” dimostrabile con i fatti per una delle attività chiave azienda- li (vendita, progettazione, ecc.).
Anche un curriculum di studi o caratteristiche personali particolarmente adatti all’azienda, più che brillanti in sé, dovranno qui essere sottolineati (“credo che il mio carattere estroverso, dinamico e capace di sintonizzarsi con gli altri mi renda particolarmente adatto ad una qualificata attività di vendita”).

II. Di’ cosa offri, non cosa vuoi
Che gliene importa al nostro selezionatore, che noi “vogliamo lavorare in un ambiente dinamico e stimolante”, o che “desideriamo applicare le nostre conoscen- ze in una azienda moderna, innovativa, e attenta alla formazione delle risorse umane?” E chi non lo vorrebbe? Perché sprecare due preziose righe per dire cose ovvie? Dobbiamo invece spiegare al nostro selezionatore perché noi potremmo risolvere un suo, e della sua azienda, problema.
Che potrebbe essere quello di trovare qualcuno disposto a viaggiare molto (non tra Parigi e Londra, ma tra Torino e Bari) o impegnarsi con entusiasmo nelle vendite dopo un tirocinio nel marketing, o a farsi uno stage senza alcuna garanzia, perché per qualche mese le assunzioni sono bloccate, o che sappia bene il tedesco, a cui piaccia l’ambiente di fabbrica, o che sopporti un capo pazzoide…
Dobbiamo quindi completare i nostri punti forti con indicazioni di disponibilità e flessibilità: anche lo specificare di essere disposti a trasferirsi, a frequentare uno stage, a cambiare mansioni o ad accettarne di apparentemente gravose, ad apprez- zare ambienti di lavoro stressanti e senza orari è un modo di differenziarsi. L’importante è essere sinceri e non diventare patetici (“sono disposto a qualsiasi cosa…”), perché essere disponibili non vuol dire tramutarsi in aspiranti Fantozzi.

III. Impara a “corteggiare” l’azienda
Questo è un esercizio spesso ipocrita, ma sempre utile. In realtà, se non è vero che qualsiasi azienda va bene come datore di lavoro, per la maggior parte dei diploma- ti quasi qualsiasi azienda va bene: e tuttavia occorre scegliere un certo numero d’aziende cui scrivere una sobria lettera d’amore.
Dobbiamo cioè scegliere le aziende per le quali le nostre caratteristiche (studi, esperienze, hobbies) sembrano più adatte e (anche se ciò non ci era mai passato per la testa) scrivere loro “mi piaci, siamo fatti per capirci”.
Attenzione: la dichiarazione d’amore va fatta alla “vera” azienda, non alla sua immagine superficiale; ciò che giuriamo ci piace di lei deve essere ciò che piace ad una persona matura, non ad un adolescente con gli occhiali rosa, altrimenti otter- remo l’effetto opposto. Se scriviamo ad aziende high tech dicendo che le abbiamo scelte perché i costanti investimenti in ricerca e sviluppo sembrano creare l’ambien- te più motivante per un diplomato ad indirizzo tecnico, il nostro selezionatore sor- riderà compiaciuto; se scriviamo invece che siamo sin da piccoli innamorati della Formula 1, verremo liquidati con un “che pollastro”.
Le aziende non amano disilludere i giovani che entrano da loro: chi manifesta aspet- tative troppo elevate viene considerato un attuale ingenuo ed un futuro depresso o, peggio, piantagrane.

IV. Scegli tra “nicchia” e mercato generale
Il problema di fondo, nella lettera di accompagnamento, è se puntare ad un bersa- glio solo, o se sparare nel mucchio, ovvero se offrirsi per una posizione ben deter- minata o per qualsiasi posizione coerente con il proprio c.v..
E' chiaro che nel primo caso si restringe molto il terreno di caccia, ma in compenso si può mirare molto meglio al bersaglio. È anche ovvio che questo dipende in gran parte dal fatto che tu abbia o meno una specifica vocazione: ma già le vocazioni sono di solito una minoranza, e quelle ben meditate sono una minoranza della minoranza. Che fare, dunque, se, pur avendo qualche preferenza, sei disposto a valutare anche altre aree di inserimento?
Il suggerimento è di indicare sempre un’area preferita, ma senza restringere troppo il campo: così un diplomato in un istituto commerciale ad indirizzo mercantile potrà ben indicare il marketing, ma dichiarandosi da subito disponibile anche ad una attività di vendita, in quanto i due settori sono sempre più vicini; oppure, se ha seguito l’indiriz- zo amministrativo, potrà indicare il contabile, ma specificando di apprezzare tutta l’area amministrativa.
Un piccolo trucco, per coloro che hanno conseguito un diploma generalista o non tecnico, per candidarsi a più opportunità senza apparire vaghi, è di proporsi non per determinate funzioni, ma per ruoli, quali che siano, purché inseriti nei “proces- si chiave” dell’azienda, quelli cioè che ne determinano il successo o il fallimento. In questo modo si dà dimostrazione di sapere che ciò che è importante non è l’attivi- tà che si fa, ma come, perché e per chi la si deve fare.

V. Dai una immagine di te, fatti ricordare
Infine, la lettera di accompagnamento deve servire per farci uscire un pochino dal- l’anonimato, dare sapore e spirito vivo al pezzo di carta che parla di noi.
Il selezionatore è, in fondo, un essere umano, che ragiona coi sentimenti oltre che col cervello: se riusciamo a dargli l’impressione che una chiacchierata con noi sarebbe probabilmente anche piacevole, gli diamo una garanzia professionale (tra un genio antipatico ed un bravo ragazzo simpatico, il selezionatore “rischia” di meno presentando per l’assunzione il secondo), ed uno stimolo personale in più. L’importante è evitare gli orrendi luoghi comuni (“Mi piace stare a contatto con la gente..”) che, invece di personalizzarvi, vi inquadrano nell’esercito dei banaloni. Come fare? basta una frase, un rigo appena per caratterizzarsi un pochino…

Il curriculum vero e proprio
Ovviamente la lettera di accompagnamento deve essere personalizzata, per essere efficace, quasi azienda per azienda (solo ad aziende simili per settore e caratteristi- che si può mandare lo stesso testo); ma anche il c.v. può avere versioni multiple, perché anche per esso l’importante è che metta in evidenza i vostri punti forti.
E i punti forti certamente saranno diversi per, poniamo, un diplomato tecnico in chi- mica che sia motivato tanto per una esperienza di produzione quanto di vendita, e che scriva ad una azienda petrolifera per il primo tipo di carriera, e ad una di largo consumo per il secondo.
In generale, comunque, il c.v. è composto di quattro parti:

Dati personali

Nome, cognome, indirizzo, data e luogo di nascita, stato civile. Altre informazioni sono superflue.
È importante dare un recapito telefonico affidabile: se non c’è nessuno in casa nelle ore diurne, e non si ha segreteria telefonica o un cellulare, è opportuno fornire una base d’appoggio (non sempre alla telefonata a vuoto segue un telegramma di con- vocazione).

 

Istruzione

Per i diplomati basta citare il titolo di diploma, con relativo voto, e la scuola o l’isti- tuto frequentato.
Se si scrive per un tipo di lavoro in particolare, è opportuno evidenziare se si è seguito un indirizzo specifico (ad esempio, nell’ambito della maturità tecnica indu- striale, l’indirizzo di fisica industriale, edilizia, elettronica, ecc.). In questo settore andranno inseriti gli eventuali corsi extrascolastici seguiti, nonché la conoscenza delle lingue (meglio se certificata da un TOEFL), specificando chiaramente il livello, e l’utilizzo di supporti informatici. È infine importante indicare eventuali programmi di studio all’estero, nonché eventuali borse di studio vinte.

 

Esperienze extrascolastiche

Qui occorre essere, ad un tempo, sinceri e sbruffoni. L’avere un buon “dossier” extrascolastico è importante, perché toglie quella sensazione da “ha ancora il latte sulle labbra” che molti selezionatori avvertono al cospetto dei neodiplomati più sedentari e magari secchioni.
Per quanto siano in forte aumento esperienze di stage o contratti a termine, difficil- mente, però, un neodiplomato può vantare esperienze realmente significative, che cioè gli abbiano trasmesso delle competenze vere e proprie.
E' importante allora segnalare quelle esperienze che denotano o delle attitudini importanti per l’azienda, a garanzia che si sta facendo un buon acquisto nel medio periodo, o una infarinatura di “vita vissuta” e di capacità che fanno pensare che l’ambientamento e la professionalizzazione del neoassunto saranno più rapide che in altri casi.
Tra le attitudini, sono tipiche la capacità di lavorare in gruppo, o le capacità orga- nizzative che si acquisiscono con attività sportive o con ruoli di responsabilità in associazioni. Ancora, la capacità di essere autonomi, curiosi e di ambientarsi, svi- luppate anche con esperienze fuori casa. Anche la creatività può uscire da esperien- ze certificabili di vita vissuta.
Come “infarinature” di attività non lontane dalla vita aziendale, vi sono tutti i picco- li lavori, come quelli di vendita diretta, di attività contabili o anche di segreteria, di pubbliche relazioni. Occorre essere un po’ sbruffoni, ma sinceri, perché bisogna saper valorizzare al massimo il “valore aggiunto”, la potenziale utilità per l’azienda delle esperienze avute, e non il titolo formale: così, un mese di vendita porta a porta può senz’altro essere “venduto” bene.
Se si ha qualche esperienza precedente di lavoro “vero”, occorre indicare analitica- mente cosa si è fatto: o in termini di attività (“un anno nell’Amministrativa della Società Bortolotti, in cui mi sono occupato di contabilità clienti, contabilità fornito- ri, e, marginalmente, di tesoreria”) o ancora meglio di risultati (“un anno come ana- lista programmatore, in cui ho contribuito al progetto di riduzione degli stock del 40% attraverso l’informatizzazione dei magazzini periferici, e alla revisione del sistema informativo del personale”).

 

Hobbies e informazioni “personali”

Questa parte (per la verità spesso sopravvalutata) deve servire a dare un’immagi- ne di noi come persone “a più dimensioni”.
Quasi tutti affermano di amare i viaggi, di praticare qualche sport, di dedicarsi a profonde letture e di avere qualche hobby più o meno originale (il cinema è in testa alle preferenze).
Come differenziarsi, dunque? In primo luogo, senza barare, riportando eventuali riconoscimenti, premi o traguardi raggiunti: un conto è affermare di amare la cuci- na o lo sci, un altro conto è segnalare di essere maestri di sci o sommellier paten- tati. Si dà l’idea che, quando si fa una cosa, la si fa con determinazione.
L’importante è comunque che questa parte integri il resto del c.v., equilibrandolo e
non esasperandone alcuni aspetti. Tutti i peccati sono veniali, in azienda, esclusa l’inaffidabilità.
Un’ultima avvertenza: se è vero che un c.v. “è forte come la più debole delle sue parti”, in quanto non serve essere eccellenti sul 90% dei requisiti, se manca del tutto un 10% indispensabile, è anche vero che noi dobbiamo presentarlo in modo da evidenziare i nostri punti forti, e recitare invece sottovoce quelli deboli.
Quindi, se le parti del c.v. sono indubbiamente le quattro citate, l’ordine non deve necessariamente essere quello: dobbiamo invece mettere per prima, fatta salva un minimo di coerenza del testo, la parte che ci può mettere in miglior luce, e per ulti- ma quella che ci è sfavorevole. Così, se il nostro voto di diploma è mediocre, è opportuno ingolosire prima il selezionatore con un ricco carnet di piccole esperien- ze extrascolastiche, e poi “en passant” fargli scivolare il voto sotto il naso.
È il caso di indicare referenze? In generale no, è passato il tempo in cui il parroco o il notabile facevano da garanti per le assunzioni. Tuttavia, se conosciamo qual- che personaggio importante che ha rapporti professionali con l’azienda in que- stione, o che è da questa stimato, può non essere inutile indicarlo: a parità di requisiti, o in caso di qualche dubbio marginale, forse potrà essere un punto d’appoggio. Del tutto inutile, anzi controproducente, indicare “potenti” di qual- siasi specie.
Attenzione: non dimenticare la formuletta magica richiesta dalla legge sulla priva- cy: “Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della l. 196/2003”, se no tutti i tuoi sforzi saranno inutili.

 

Europass Curriculum vitae

Che cos’è

L’Europass Curriculum Vitae costituisce un modello comune di riferimento con l’obiettivo di consentire a tutti i cittadini europei di riconoscere e valorizzare le pro- prie competenze per proporsi o riproporsi sul mercato del lavoro e della formazio- ne con un curriculum più trasparente e spendibile in tutto il territorio dell’Unione. È uno degli strumenti che possono essere utilizzati per facilitare e favorire la mobili- tà delle persone.
L’Europass Curriculum Vitae accoglie in pieno le indicazioni politiche proposte dall’Unione europea in tema di sviluppo delle risorse umane, che vanno dalla
necessità di considerare l’intera esperienza di una persona in una logica di formazione per tutta la durata della vita, alla visibilità delle competenze ritenute utili per lavorare nella società attuale.
L’Europass Curriculum Vitae costituisce un’opportunità importante:
- per te che aspiri a trovare un posto di lavoro, e/o proseguire il tuo percorso di formazione, in quanto ti permette di valorizzare e dare notorietà anche ai percor- si di apprendimento non formali;
- per le aziende e gli istituti di istruzione/formazione che hanno la possibilità di riconoscere con maggior chiarezza il possesso di conoscenze, abilità e compe- tenze, indipendentemente dalle modalità con cui sono state acquisite e dalle qualifiche o titoli professionali da te posseduti.
L’Europass Curriculum Vitae non è un certificato, bensì una dichiarazione autocer- tificata e volontaria e fornisce informazioni sulle tue:
- competenze linguistiche;
- esperienze lavorative;
- qualifiche e titoli di istruzione e formazione;
- abilità e competenze acquisite anche al di fuori dei percorsi formali di formazione.

A chi serve

È uno strumento utile a diversi livelli:
- Ai cittadini europei, giovani e meno giovani che desiderano lavorare in un paese europeo diverso da quello d’origine; hanno acquisito un titolo di studio all’este- ro; hanno avuto esperienze di lavoro in diversi paesi europei; hanno acquisito competenze in ambiti diversi da quello formativo, non documentate da titoli e cer- tificati, e vogliono renderle note per trovare un lavoro adatto alle proprie capaci- tà e inclinazioni; desiderano continuare il proprio percorso formativo anche in un paese europeo diverso da quello d’origine valorizzando non solo i titoli di studio e professionali, ma le competenze acquisite e le esperienze effettuate.
- Alle aziende disposte ad assumere personale competente e motivato a svolgere i compiti richiesti. L’Europass Curriculum Vitae, infatti, è uno strumento utile per gli addetti alla selezione di personale proveniente da altri paesi europei poiché consente di effettuare una lettura trasparente del titolo di studio e delle compe- tenze acquisite.
- Agli istituti scolastici e alle strutture formative che, attraverso l’Europass CV, possono disporre di informazioni utili all’inserimento delle persone nei diversi percorsi formativi.


Come si compila

La compilazione può essere effettuata autonomamente, anche con l’ausilio delle istruzioni per la compilazione diffuse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalle istituzioni comunitarie.
Ti possono fornire consigli e indicazioni utili insegnanti, tutor aziendali o figure che hanno svolto un ruolo importante nella tua formazione.

 

Per avere informazioni

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha dato incarico all’ISFOL di eserci- tare la funzione di Punto Nazionale di Riferimento per l’Italia.

Il modello di Europass CV in altre lingue può essere scaricato da Internet ai seguen- ti indirizzi:
http://europass.cedefop.europa.eu http://www.isfol.it

Di seguito, ti fornisco i modelli di Europass Curriculum Vitae in formato europeo, lettera di accompagnamento e Curriculum vitae tradizionale.



 

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