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La situazione del mercato del lavoro in Italia presenta ben più di un’anomalia, soprattutto per quanto riguarda il rapporto che intercorre tra aziende e laureati. L’ultimo documento Country Focus Ecfin della Commissione europea ha infatti messo in evidenza come i giovani in possesso di un titolo di studio accademico, benché in Italia si assestino su numeri piuttosto bassi, facciano comunque molta fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro rispetto soprattutto agli altri colleghi europei. Le problematiche che stanno alla base del fenomeno sono da imputarsi principalmente al sistema scolastico, sostanzialmente inadeguato a formare i profili utili alle aziende.

Il risultato di questa situazione  è che attualmente il 20% delle posizioni ricopribili da laureati all’interno delle società rimane vacante in quanto è impossibile trovare soggetti adeguatemene preparati. Di conseguenza il normale trend che vorrebbe un aumento dell’occupazione all’aumentare dell’istruzione, in Italia non si verifica

Se a questi dati aggiungiamo il trattamento economico riservato ai laureati (tema già affrontato da questa testata) appare non più rinviabile l’utilizzo di strumenti quali l’attivazione di servizi di orientamento e tutoring all’interno delle università (che permettano agli studenti di scegliere corsi di studi utili al mercato del lavoro) e un sistema di comunicazione studio/lavoro che faciliti la transizione tra il mondo accademico e quello lavorativo, ad oggi ancora troppo complessa. 

Marina Verderajme – © Riproduzione riservata

Marina Verderajme è Presidente di ACTL, Associazione di Promozione Sociale, accreditata dalla Regione Lombardia e dalla Regione Siciliana per i servizi per il lavoro e certificata Iso 9001. Opera nel mondo del lavoro e dello stage attraverso www.sportellostage.it e Recruit, società di ricerca e selezione per profili giovani