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Quali sono le ricadute del Jobs Act sul mondo del lavoro? Il Centro Studi dell’AIDP, associazione italiana per la direzione del personale, ha deciso di porre questa domanda direttamente agli addetti ai lavori, interpellando 200 direttori delle risorse umane, provenienti da aziende sparse in tutta Italia, riguardo alle tematiche più importanti attorno alle quali verte la riforma. I risultati ci restituiscono una situazione tutt’altro che definita.

Quasi metà del campione intervistato, infatti, ha avanzato ben più di una perplessità sulla riforma, soprattutto per quanto riguarda la questione degli ammortizzatori sociali. Sicuramente il nuovo contratto a tutele crescenti ha il merito di semplificare le procedure di assunzione e cessazione nonché di rendere da subito chiari i costi del lavoro, ma tutto ciò da solo non è sufficiente. Per far sì che diventi un vero incentivo all’inserimento di nuovo personale occorre infatti che anche per il 2016 e il 2017 ci siano le adeguate risorse per l’erogazione degli incentivi alle aziende. Non solo: dal gennaio 2017 gli ammortizzatori sociali saranno ridotti drasticamente (ad esempio la Naspi, la nuova prestazione a sostegno di chi ha perso il lavoro, sarà ridotta da 24 a 18 mesi) e, ad oggi, non esiste ancora alcun progetto concreto atto a favorire l’inserimento lavorativo dei disoccupati. Il problema si presenta quindi sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale, e attualmente sembra non avere una soluzione.

Un’altra criticità presente nella riforma riguarda il contratto di apprendistato, che perde decisamente terreno rispetto ad altre soluzioni contrattuali.  Secondo i dati pubblicati dal ministero del Lavoro sulle assunzioni nel mese di aprile 2015, i contratti di apprendistato attivati rispetto allo stesso mese dell’anno precedente scendono infatti dal 3 al 2,1%. A causa delle troppe complicanze burocratiche che stanno alla base dell’assunzione di un apprendista, molte aziende hanno preferito optare per il più semplice contratto a tutele crescenti, che comporta peraltro costi praticamente equivalenti a fronte di una maggior elasticità. Un vero peccato, in quanto si rischia di perdere la funzione altamente formativa tipica dell’apprendistato, che dovrebbe convivere con le altre tipologie contrattuali e non esserne schiacciato.

Cosa dire quindi del Jobs Act? Sicuramente presenta alcuni ottime caratteristiche ma il suo punto debole rimane l’impossibilità di prevederne l’efficacia a lungo termine. Cosa succederà quando termineranno gli incentivi fiscali? E quando verrà ridotta la Naspi? Si tratta di domande al momento senza risposta, che gettano ben più di un’ombra sulla bontà della riforma.

Simone Pivotto – © Riproduzione riservata

Simone Pivotto si occupa per ACTL di marketing e comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.