Senza titolo-1

I dati rilasciati dall’ISTAT sono inequivocabili: l’asticella del lavoro in Italia punta anche quest’anno verso il basso. La ripresa più volte annunciata, che sarebbe dovuta partire grazie agli effetti positivi del Jobs Act, non si è ancora verificata. Il numero delle posizioni lavorative dipendenti, per quanto riguarda i primi mesi del 2015, mostra un calo dello 0,1 % in relazione ai mesi precedenti e dello 0,8 % se consideriamo lo stesso periodo del 2014.

Un altro elemento particolarmente rilevante, ma non sempre tenuto in dovuta considerazione, è il monte ore lavorate rispetto al numero delle risorse occupate. Il semplice dato dell’aumento o della diminuzione dei posti di lavoro, se preso senza nessun altro riferimento, è scarsamente rilevante nel restituirci un’immagine corretta circa il livello di attività nel nostro paese.

La diffusione dei contratti part-time, ad esempio, ha comportato un innalzamento del bacino degli occupati a fronte di una diminuzione dello 0,2 % del numero di ore lavorate. Più assunti ma con meno ore a contratto: questo non è certo indice di crescita economica, soprattutto quando si tratta di Part-Time “involontari” ovvero accettati in mancanza di una valida alternativa. L’ISTAT Stima che il 64% dei contratti a tempo parziale stipulati in Italia rientrino in questa categoria.

Da questi dati risulta davvero difficile ravvisare una qualsivoglia ripresa del mercato del lavoro, non resta che attendere ulteriori sviluppi.

Simone Pivotto – © Riproduzione riservata

Simone Pivotto si occupa per ACTL di marketing e comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.