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Quante volte è capitato di sentire affermazioni riguardanti l’eccessiva lontananza, all’interno del nostro paese, tra il mondo scolastico e quello lavorativo? I giovani non hanno modo di sviluppare una professionalità durante il corso di studi e anche per questo faticano ad inserirsi nel mondo del lavoro. La questione è che in realtà il sistema duale di alternanza scuola/lavoro esiste anche in Italia, ma appare ampiamente sotto utilizzato. Si tratta dell’apprendistato per la qualifica il diploma e la specializzazione professionale, definito all’interno del decreto legislativo 167/2011, ma di cui nessuno sembra ricordarsi .

Il suo funzionamento non è molto diverso dai sistemi adottati all’estero: i ragazzi che vi partecipano hanno la possibilità di svolgere parte del loro percorso formativo direttamente all’interno di aziende, lavorando su progetti concreti, oltre che frequentare le tradizionali lezioni in aula. Contrariamente a quanto accade in Italia, in nazioni come Germani e Svizzera, il sistema è ampiamente diffuso sul territorio, con quasi il 40% degli adolescenti coinvolti. Nel nostro paese invece domina il classico apprendistato professionalizzante, indirizzato a soggetti già diplomati. Le aziende non sembrano dimostrare reattività in questo senso, preferendo assumere soggetti che hanno già portato a  termine il percorso scolastico, piuttosto che contribuire in prima persona alla loro formazione. Sembra tuttavia che qualcosa si stia finalmente muovendo: nel corso del convegno “La via italiana al sistema duale”, tenutosi a Milano il 20 luglio, l’assessore all’Istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia Valentina Aprea ha dichiarato che la regione sta puntando ad una massiccia strategia di avvicinamento tra scuola e impresa.

La volontà è quella, nei prossimi anni, di inserire in apprendistato almeno il 5% dei giovani provenienti dagli istituti di istruzione e formazione professionale, attraverso una prima sperimentazione, sulla scia di quelle portate avanti da alcune importanti realtà industriali italiane. Gli ostacoli ancora da superare sono molteplici: innanzitutto gli alti costi della tipologia contrattuale, specie per le Pmi (categoria che domina in Italia), e in secondo luogo la mancanza di sistemi che possano seguire i giovani fino all’istruzione terziaria, facendo quindi sì che l’apprendistato non rappresenti per forza il termine del percorso formativo, ma che possa sfociare anche, ad esempio, in un percorso universitario. Solo ovviando a questi problemi il sistema duale potrà prendere piede e con esso tutto l’apporto in termini formativi e occupazionali.

Marina Verderajme – © Riproduzione riservata

Marina Verderajme è Presidente di ACTL, Associazione di Promozione Sociale, accreditata dalla Regione Lombardia e dalla Regione Siciliana per i servizi per il lavoro e certificata Iso 9001. Opera nel mondo del lavoro e dello stage attraverso www.sportellostage.it e Recruit, società di ricerca e selezione per profili giovani