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Recentemente si è pronunciato in materia di lavoro anche il Fondo Monetario Internazionale: il quadro che ne è emerso dipinge un’Italia ancora in gravi difficoltà, incapace di far ripartire l’economia e con essa di riassorbire i posti di lavoro persi durante gli anni della recessione.
Sembra che per tornare ai livelli di occupazione pre-crisi occorreranno ben 20 anni. Nonostante il governo metta le mani avanti, affermando come le stime del Fmi non tengano conto delle riforme strutturali in materia di lavoro, la situazione è sotto gli occhi di tutti. Ai 3,4 milioni di disoccupati stimati alla fine del 2014, si è affiancato infatti una fetta considerevole, composta da oltre tre milioni di individui, di soggetti talmente scoraggiati da non cercare più un impiego, pur essendo virtualmente disponibili al lavoro. Si tratta di circa il 14% della forza lavoro complessiva del Paese, dato che supera di oltre tre volte la media europea, che si attesta sui 4,1 punti percentuali. Altissimo, inoltre, il divario tra nord e sud: mentre nel settentrione i soggetti inattivi sono il 6,5%, nel meridione si toccano punte del 30%, soprattutto per quanto riguarda le donne.

Notizie altrettanto negative ci provengono dal settore scolastico, all’interno del quale si assiste ad un sempre maggiore dilatamento del periodo entro il quale si consegue la laurea. L’età media di un neolaureato triennale è infatti 25 anni, mentre quella di un laureato magistrale è quasi 28. Questo significa che in media si passano 3 anni fuori corso. Una vera assurdità, se rapportata alla frenesia del mondo del lavoro attuale che vorrebbe una sempre maggiore professionalità, unita ad una sempre minore età anagrafica. C’è il forte rischio che un gran numero di giovani, usciti dagli atenei troppo tardi e senza nessuna esperienza lavorativa, vadano quindi ad ingrossare le fila degli inattivi, essendo del tutto disallineati con le richieste del mercato. Occorre dunque partire dalla basi: lavorare in primo luogo sull’offerta formativa, ancora troppo slegata dal mondo del lavoro, al fine di ricreare l’incontro tra giovani e aziende. 

Simone Pivotto – © Riproduzione riservata

Simone Pivotto si occupa per ACTL di marketing e comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.