Nell’odierno mercato del lavoro non è sempre facile stabilire la retribuzione che andrebbe corrisposta alle varie mansioni, vuoi perché l confini fra le varie posizioni si sono fatti sempre più labili, vuoi per il problema dell’inflazione e del conseguente adeguamento salariale.

 Per ovviare a questo inconveniente è stata lanciata di recente un’applicazione degna di menzione: Jobpricing. L’idea è stata messa a punto da HR Pros d Mario Vavassori, professore aggiunto del MIP School of Management del Politecnico di Milano, e si propone come un vero e proprio punto di riferimento per quantificare e valutare le buste paga in relazione all’effettivo valore di mercato della posizione lavorativa. HR Pros ha di recente svolto un’indagine denominata “Compensation Price”, proprio su questo argomento e i risultati sembrano andare, seppur timidamente, verso il positivo.

Su un campion di quasi 150 aziende intervistate, il 49% si aspetta un netto miglioramento delle proprie condizioni economiche per il prossimo anno e ritiene opportuno adeguare di conseguenza anche lo stipendio dei propri dipendenti, puntando soprattutto su incentivi individuali. 

“I direttori del personale — ha dichiarato Mario Vavassori sulle colonne del Corriere della Sera — ritengono indispensabile lavorare sui premi variabili individuali per differenziare e riconoscere il contributo dei singoli lavoratori in logica meritocratica. Punteranno però molto anche sullo sviluppo delle professionalità, investendo in percorsi di training”. Ma le idee non finiscono qui: sempre più aziende hanno espresso il desiderio di affiancare al trattamento economico dei dipendenti, anche tutta una serie di benefit, come convenzioni con asili, palestre, compagnie di viaggio ecc.

Tuttavia il discorso fin qui riportato sembra non valere per tutte le categorie di lavoratori: mentre la maggior parte delle aziende dichiara di avere idee piuttosto chiare sugli adeguamenti salariali da applicare su impiegati e dirigenti, per gli operai la situazione non è così rosea. Negli ultimi 6 anni, a causa dell’inflazione, hanno perso oltre 170 euro al mese in termini di potere d’acquisto, contro i 140 delle altre categorie.