Il mese di settembre si preannuncia cruciale per quanto riguarda i contratti collettivi del lavoro.

La questione dei rinnovi riguarda infatti quasi 5 milioni di lavoratori di cui 3 all’interno del pubblico impiego. Per questi ultimi la situazione è particolarmente spinosa soprattutto dopo  la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco contrattuale che va ormai avanti dal 2010.

Inutile dire che la questione è diventata aspro terreno di scontro non solo tra sindacati e Confindustria, ma anche tra i sindacati stessi. Se per Cigl la priorità assoluta verte sui rinnovi contrattuali, secondo i vertici di Cisl e Uil bisogna focalizzarsi sulla definizione di nuove regole. Le proposte avanzate sono due: quella di Annamaria Furlan riguarda i minimi salariali, che andrebbero stabiliti direttamente all’interno dei vari contratti collettivi, eliminando così il generico “salario minimo di legge” mentre Carmelo Barbagallo ha avanzato l’idea di un modello contrattuale unico, sia per il pubblico che per il privato, in cui l’adeguamento degli stipendi avvenga tenendo conto del PIL piuttosto che del tasso di inflazione.

I tempi per agire sono piuttosto stretti: il contratto dei metalmeccanici scade il 31 dicembre 2015 e riguarda oltre un milione e mezzo di lavoratori. Discorso simili per quanto riguarda il settore elettrico (60.000 lavoratori) e alimentare (140.000), quest’ultimo in particolare con un contratto da rinnovare entro novembre. I principali nodi di discussione vertono sugli aumenti salariali, ed è una vera e propria guerra di cifre. La partita si giocherà tra Governo, Confindustria e sindacati, nella speranza che si raggiunga un’auspicabile mediazione tra gli interessi delle imprese e quelli dei lavoratori.