Di recente Alan Friedman, giornalista di fama mondiale, ha affermato che “tutto passerà dai social media”. Actl sportello stage offre diversi corsi gratuiti e professionalizzanti proprio in questo ambito. Perchè le aziende investono sempre di più sul digital? Quali sono le opportunità professionali in questo ambito? In questa rubrica diamo voce direttamente agli esperti.

Lo scorso martedì 1 dicembre Alan Friedman, giornalista ed economista statuniteste, è intervenuto all’Università Liuc Carlo Cattaneo di Castellanza (VA). Si è rivolto così ai laureandi presenti: “Vi dico di buttarvi sui social media e la banda larga. Il futuro è lì e in nessun altro posto. Tutto passerà dai social media. Bisogna mettersi a lavorare in quel campo”. Oggi incontriamo Simone Pivotto, docente, esperto di marketing e comunicazione nonché nostra autorevole firma.

Dottor Pivotto, per quale motivo oggi le aziende investono sempre di più nel digital?
La prima motivazione è prettamente economica: a parità di investimento, i digital media permettono a un’azienda di raggiungere un maggior numero di persone (e quindi di potenziali consumatori consumatori), e con obiettivi più mirati rispetto ai media tradizionali. Per fare un esempio: come azienda posso spendere 15’000 per avere visibilità su una pagina di una testata giornalistica, o posso scegliere la via ‘social’ investendo su Facebook e avere i like di 40’000 fan: il passaparola tra di loro creerà una vera e propria community di potenziali e fidelizzati consumatori.

C’è un’altra motivazione?

Sì. La seconda motivazione per cui il digital marketing è sempre più ricercato dalle aziende potremmo definirla come la possibilità di ascolto. La comunicazione sui media tradizionali è unidirezionale: parte dall’azienda e arriva ai consumatori. Invece nel caso di questi nuovi canali digital tutto è bidirezionale: non solo la mia azienda comunica o pubblicizza qualcosa ai potenziali consumatori, ma ha in tempo reale il quadro e il feedback di questi ultimi, in forma di click, visualizzazioni, questionari etc.

Lei è tra i promotori di questi corsi organizzati da Actl. Che cosa determina questa scelta dell’associazione?
Per i motivi detti sopra le aziende sono sempre più interessate al marketing digital. Ma le università italiane, a differenza di quelle di altri paesi esteri hanno ancora molta strada da fare in questo ambito: se io oggi come oggi mi iscrivo alla facoltà di marketing o di scienze della comunicazione riceverò competenze soprattutto teoriche. All’estero invece anche a livello universitario si riconosce a queste discipline una dignità e un’importanza almeno pari a quelle tradizionali.

Molti di questi corsi gratuiti si rivolgono a over 30 che vogliono riqualificarsi e reinserirsi nel mondo del lavoro. Si tratta di figure penalizzate rispetto all’ambito digital?
Gli over 30, come figure da professionalizzare in ambito digital, presentano pro e contro. La ‘negatività’ del loro profilo è sicuramente che essi hanno meno familiarità con questi strumenti rispetto ai nativi dell’era digitale. C’è però un rovescio positivo della  medaglia, in merito a questi profili: essi spesso hanno già esperienza del marketing e della comunicazione tradizionale, e questo elemento va a compensare la carenza di familiarità col digital in senso stretto, perciò essi hanno altrettante possibilità che i loro colleghi più giovani.