Quando si parla del mercato del lavoro, soprattutto in tempi di crisi, è impossibile non citare l’annosa questione della parità di genere. La situazione, purtroppo, è ben lontana da una risoluzione,in quanto le donne restano una categoria che ha grossi problemi dioccupabilità in ambito professionale. L’agenzia Thomson Reuters, vero e proprio big del settore dell’informazione, ha recentemente pubblicato un report speciale sull’argomento, dal quale è emerso che la difficoltà di bilanciare la vita privata con quella lavorativa rimane ancora oggi il più grande ostacolo alla permanenza femminile nel mondo del lavoro. Si parla a questo proposito di “glass ceiling” (letteralmente “soffitto di vetro”) ovvero il fenomeno per il quale la scalata professionale all’interno di un’azienda è impedita da discriminazioni, in questo caso di carattere sessuale. Se infatti non ci sono sostanziali barriere all’entrata nel mondo del lavoro, ve ne sono invece per quanto riguarda le possibilità di carriera. Dalla ricerca emerge inoltre che il 57% delle donne italiane sono convinte di non avere pari opportunità rispetto ai colleghi di sesso maschile, dato emblematico che rende il nostro Paese vera e propria maglia nera rispetto agli altri stati dell’Unione Europea. La questione assume toni ancora più foschi se pensiamo che la maggior parte della forza lavoro femminile è sotto-utilizzata, soprattutto a causa di una cattiva gestione da parte delle aziende del periodo di maternitàe del relativo congedo, che spesso coincide con l’abbandono definitivo del lavoro da parte della donna. Per correggere questa tendenza occorre sviluppare politiche che permettano di conciliare i carichi familiari (soprattutto in caso di figli piccoli) con quelli lavorativi (congedo parentale, flessibilità oraria, welfare, ecc.). Il nostro paese presenta purtroppo alcuni ritardi nell’attuazione di tali politiche, che invece sono ampiamente condivise in stati quali Svezia, Danimarca e Slovenia, ma anche nella vicina Germania e nel Regno Unito.