È risaputo che per affrontare nel migliore dei modi le sfide professionali che si incontrano ogni giorno non occorrono solamente competenza e dedizione nel proprio lavoro, ma serva una vera e propria predisposizione mentale per poter gestire tutta una serie di situazioni che si pongono in maniera trasversale rispetto alla mansione vera e propria. A questo proposito Il Sole 24 Ore ha divulgato un recente studio realizzato da Travis Bradberry, fondatore del famoso studio di consulenza TalentSmart. Ciò che ne è scaturito è una serie di dieci competenze, facenti parte della cosiddetta “intelligenza emozionale”, che secondo l’esperto, sono indispensabili per eccellere sul piano professionale. Una delle più importanti è senza dubbio la capacità di saper mediare i conflitti (1): qualsiasi mansione si vada a ricoprire è inevitabile che si creino incomprensioni tra colleghi, e saper trattare una situazione di tensione è basilare per il buon andamento del lavoro. Certamente si tratta di una questione di carattere, ma tale capacità, come anche le altre che andremo ad analizzare, può essere imparata al pari una qualunque altra capacità. Un’altra caratteristica dalla quale non si può prescindere è il sapersi concentrare (2). Qua non occorrono molte spiegazioni: gli obiettivi vanno ricercati secondo priorità ben definite e una mente troppo incline alla distrazione finisce per non saper distinguere le cose importanti da quelle che possono tranquillamente passare in secondo piano. Certamente occorre anche una certa dose di coraggio (3), nei limiti comunque della razionalità e della correttezza. Bradberry parla a questo proposito di “coraggio giudizioso”: è possibile, ad esempio, difendere le proprie posizioni anche nei confronti dei propri superiori, ma senza mai apparire sfrontati o superbi. Il controllo del proprio ego (4), infatti, è un’altra peculiarità importante sul posto di lavoro, in quanto permette di riconoscere i propri errori e ad essere disponibili nei confronti degli altri. L’esperto continua il suo vademecum puntando l’attenzione sulla rilevanza del concetto del “non accontentarsi” (5): il desiderio di raggiungere obiettivi sempre nuovi e mettersi continuamente alla prova è il carburante che stimola la crescita professionale e personale dell’individuo. Un serio professionista, inoltre, sa capire quando qualcosa non va o quando un procedimento non è corretto ed è in grado di proporre soluzioni (6): solo perché è sempre stato fatto così non significhi che vada bene. Vendiamo adesso al tema della responsabilità (7), man mano che si sale di grado è opportuno avere il coraggio delle proprie azioni e dei propri errori, senza scaricare la colpa sui colleghi. Un altro punto che non bisogna tralasciare, secondo il decalogo di Bradberry, è la spendibilità, ovvero bisogna essere in grado di eseguire mansioni interne all’azienda, ma anche esterne (come ad esempio ruoli di rappresentanza). A conclusione della serie di skill che vi abbiamo presentato, c’è forse la più importante, che serve da vero e proprio collante per tutto quello che abbiamo detto finora, ovvero al capacità di neutralizzare gli elementi negativi (10), ovvero tutti gli interlocutori (interni o esterni all’azienda) che trasmettono sensazioni di disagio, incomprensione e rabbia. Il mondo del lavoro, deve rimanere un ambiente positivo e propositivo e tutti i soggetti che lo compongono devono fare il possibile per renderlo il più “confortevole” possibile, o almeno questo è quanto ci auspichiamo.