Che il mondo del lavoro stia inesorabilmente cambiando non è cosa nuova: sempre più aziende stanno modificando i propri modelli organizzativi, inserendo freelance in ruoli importanti, sia operativi che dirigenziali. La tradizionale concezione di ufficio, ovvero di luogo fisico nel quale si raggruppano gli impiegati di un’azienda, sta lentamente mutando in favore di un’idea più aperta e priva di barriere, all’interno della quale trova posto il coworking, e quindi la possibilità di lavorare da remoto.

Questo infatti non significa necessariamente esercitare la propria mansione da casa, bensì comprende la possibilità di ritrovarsi in ambienti appositamente preposti da poter condividere con altri professionisti non necessariamente appartenenti alla stessa azienda. In tal modo si stimola la socialità e lo scambio di idee tra persone di talento che condividono un bagaglio comune di valori.

Nonostante una situazione di questo genere possa apparire ancora piuttosto remota, in realtà già a metà del 2015 il 23% dei lavoratori ha confermato di aver svolto una parte della propria mansione al di fuori del luogo di lavoro. A questo proposito la rivista Wired ha intervistato Jacob Laukaitis, vero e proprio guru del “nomadismo digitale”, che ha spiegato i grandi vantaggi del coworking. Sicuramente la caratteristica più importante è la possibilità di viaggiare, esplorare posti nuovi e venire in contatto con diverse culture. Per rimanere in contatto tra membri di un team, anche se dislocati, non occorrono grandi tecnologie: ormai con Skype e connessioni ad internet a banda larga, non è più indispensabile condividere gli stessi spazi.
Il problema che frena il nostro paese dall’utilizzare questa metodologia è la sfiducia che molti datori di lavoro hanno nei confronti delle novità: si pensa infatti che un’organizzazione lavorativa di questo tipo non sia abbastanza performante, mentre al contrario il coworking permette di ridurre lo stress, dando la possibilità ai “nomadi” digitali di organizzare il proprio tempo e le proprie priorità, e perfino di lavorare meno delle 8 ore canoniche.
Fortunatamente, nonostante questi dubbi, il trend è in crescita e si stima che entro il 2020 circa metà della forza lavoro delle aziende italiane avrà la possibilità di svolgere il proprio lavoro (almeno in parte) da remoto.

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