Dimostrare di saper utilizzare i social network è sempre più richiesto quando ci si presenta per un nuovo lavoro. Ma esagerare nell’utilizzo di Facebook, soprattutto, o di un altro social potrebbe diventare un ostacolo insormontabile nel traguardare una selezione. Questo il dato che emerge dall’annuale ricerca Adecco denominata “Work Trends Study”, che in Italia ha coinvolto 2.742 candidati e 143 “reclutatori”.
Dove si conferma che il settore si è trasferito quasi per intero sulla Rete, visto che “le attività di ricerca di lavoro da parte di candidati e di ricerca di profili professionali da parte dei recruiter si svolgono per la maggior parte sul web, rispettivamente nel 80 per cento e nel 64 per cento dei casi. Per l’attività dei recruiter, rispetto all’indagine precedente, si tratta di un vero balzo in avanti con un incremento del 19% della quota. Adecco prevede che entro il 2017, più di due candidati su tre (71%) verranno individuati attraverso una ricerca internet.

INTERNET E SOCIAL NETWORK
Dallo studio emerge che l’importanza dei social network e di internet è in continua crescere, e segue il medesimo trend anche la percezione da parte di aziende e candidati: il canale preferenziale per quanto riguarda il lavoro è certamente Linkedin, date le sue caratteristiche di “serietà” che lo distinguono fortemente da Facebook, inteso con una connotazione maggiormente ludica.
Linkedin viene utilizzato dai candidati per scopi esclusivamente professionali in oltre il 50 % dei casi, contro il 26% di Facebook: si conferma inoltre come il sistema preferito dai selezionatori per fare “social recruting”, venendo infatti utilizzato nell’88% dei casi, contro il 27% di Facebook.
Ricordiamo che l’utilizzo di Internet è legato a doppio filo con l’attività di candidatura, se consideriamo che solo il 4% di esse viene effettuata tramite mezzi esclusivamente off-line. Stesso discorso per quanto riguarda invece la ricerca e selezione: i professionisti HR ammettono di usare le potenzialità della rete nel 64% delle attività di recruiting e si ipotizza un aumento del trend nei prossimi anni.

WEB REPUTATION
Quanto la reputazione on line di un candidato può influire quando si tratta di selezionare una risorsa?
E quanto, viceversa, la reputazione digitale di un’azienda diventa discriminante nell’indirizzamento della candidatura? I candidati dimostrano di prestare grande attenzione per come un’azienda si presenta su Internet (il 76% sostiene di controllare sito aziendale e reputazione on-line), ma allo stesso tempo sembrano non curarsi particolarmente della propria presenza sulla rete (il 72% non indica sul proprio curriculum alcun link che rimandi ai profili social). È bene sapere, tuttavia, che quasi il 50% dei selezionatori ha confermato di valutare la presenza on-line dei candidati e di aver escluso profili potenzialmente papabili dopo aver riscontrato contenuti inappropriati, come la pubblicazione di foto improprie o di commenti discriminatori.

SMARTWORKING
Si tratta di una pratica scarsamente conosciuta e ancora non compresa appieno: il 67% dei candidati, così come il 28% dei recruiter non ne ha infatti mai sentito parlare. Lo smartworking, inteso prevalentemente come flessibilità di orari e luoghi di lavoro (ad esempio la possibilità di lavorare da casa), è sicuramente percepito in maniera positiva per tutta una serie di vantaggi ad esso legati, come riduzione di costi e tempi di spostamento e possibilità di organizzare la propria giornata in modo alternativo. Tuttavia vi sono anche delle preoccupazione: il rischio di isolamento e la mancanza di un vero confronto con i colleghi sono le problematiche maggiormente percepite dai recruiter (rispettivamente nel 58% e nel 51% dei casi).
Lo smart working rimane comunque di difficile diffusione nel nostro paese, a causa di una cultura aziendale poco propensa ai cambiamenti e all’innovazione, nonché all’investimento di capitali.

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