Durante il convegno sul Jobs Act tenutosi presso la Luiss di Roma, il ministro del lavoro Poletti ha posto l’attenzione su un tema davvero interessante, che non ha mancato di suscitare reazioni: l’attuale struttura dei contratti di lavoro si basa esclusivamente sul numero di ore lavorate, senza prendere in considerazione l’apporto effettivo dato dalla risorsa al perseguimento dello scopo professionale. All’indomani di tutti i cambiamenti tecnologici accorsi negli ultimi decenni, tale sistema risulta decisamente vecchio e superato.
Occorre quindi pensare a nuove tipologie di contratti che tengono conto di questo parametro.
Il lavoro, secondo le parole di Poletti, è sempre “meno cessione di energia meccanica ad ore ma sempre risultato. Con la tecnologia possiamo guadagnare qualche metro di libertà”. Il ministro ha inoltre caldeggiato la possibilità di introdurre forme di partecipazioni dei lavoratori all’impresa.
Susanna Camusso di CIGL ha risposto a queste dichiarazioni criticando aspramente la proposta e sostenendo che la ripartizione oraria sia l’unico sistema in grado di tutelare coloro che svolgono mansioni pesanti, in quanto “il tempo è fondamentale per salvaguardare la loro condizione”. Vengono sollevate perplessità anche per quanto riguarda le possibilità di partecipazione: “non capisco perché devono essere sostitutive di quelli che invece sono strumenti di regolazione della prestazione dei lavoratori, altrimenti si finisce come sul sistema dei voucher che teoricamente dovrebbe essere orari, ma invece scopriamo che si paga un voucher e si fa tanto nero” ha concluso il leader di CIGL. Dimostrando ancora una volta la scarsa attenzione del sindacato ai mutamenti in atto nella società.

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