+32mila gli inattivi, la crescita é rilevata su base annua e si attesta al 36,2%. Ci sono 66 mila persone in più rispetto al 2014 che hanno smesso di attivarsi per cercare lavoro perché scoraggiati o rassegnati.
Anche l’occupazione dopo la crescita rilevata tra giugno e luglio è diminuita a settembre e anche ad ottobre. E il tasso di occupazione femminile è calato di 0,2% raggiungendo il 46,8%.
Tra tutti questi dati, che non presentano certo un quadro confortante per un Paese che sta cercando di uscire dalla crisi anche se il tasso di disoccupazione si attesta al 39%, i dati che destano maggiore preoccupazione devono essere quelli riguardanti gli scoraggiati e i rassegnati: perché aumenta questa fascia di inattivi? Quali strumenti mettere in campo per coinvolgere e attivare nuovamente coloro che si trovano in questa condizione? Da dove iniziare per attivarli? Queste domande richiedono certamente una profonda analisi socioeconomica che non può però tralasciare tra le risposte la necessità di mettere in campo programmi che prevedano certamente interventi di orientamento e formazione per aggiornare le competenze di queste fasce di popolazione inattiva a volte da lungo tempo. Sappiamo quanto sia importante puntare sul l’aggiornamento è l’informazione costante e continuativa ma si deve dare altrettanta importanza all’importante ruolo delle attività di volontariato e impegno sociale e civile. Arruolare in tali percorsi gli inattivi scoraggiati e rassegnati per renderli “attivamente” partecipi alla vita e alle necessità di un Paese che ha bisogno del contributo di tutti per ripartire davvero potrebbe essere un segnale importante per loro è per il bene comune. Senza dimenticare che, le esperienze di volontariato arricchiscono il curriculum vitae anche per la ricerca del lavoro!

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