L’anno appena terminato ha fatto registrare una serie di valori decisamente incoraggianti per quanto riguarda il rapporto tra donne e lavoro: in Italia la fetta composta da dirigenti di sesso femminile ha superato il 29% del totale, aumentando in 5 anni di 3 punti percentuali (nel 2010 arrivavano infatti a circa il 26%). Si tratta di un risultato che, pur essendo ancora disallineato dalla media dei paesi europei (che si attesta sul 33%) fa decisamente  ben sperare per il futuro. Il nostro Paese, secondo i dati Eurostat eConsob, risulta un esempio virtuoso anche per quanto riguarda il gender gap che intercorre in termini di remunerazione lavorativa: ci troviamo infatti ai primi posti con un divario (sicuramente migliorabile) del 7,3% tra lo stipendio di una lavoratrice e quello di un collega di sesso maschile, contro una media europea di circa il 16%. Meglio di noi solo Slovenia, Malta e Polonia. Pessimi risultati invece per paesi come la Francia (con un divario del  15,2%), il Regno Unito (19%)e la Germania (21%).
Purtroppo una fattore ancora piuttosto determinante nel penalizzare le potenzialità lavorative delle donne è la gravidanza e la conseguente cura dei figli. La presenza di prole in tenera età, infatti, riduce il tasso di impiego femminile di circa il 2%, mentre non influisce minimamente sugli uomini, benché anche questi ultimi abbiano diritto ad ottenere il congedo parentale (il cui numero di richieste è in costante, se pur leggera crescita).Certamente per il futuro occorrerà andare in questa direzione, facendo si che la cura dei figli possa essere attribuita ad entrambi i genitori, così da ottenere una sempre maggiore parità tra i due sessi, in termini professionali e lavorativi.

A tal proposito vale la pena di ricordare gli incentivi in via di inserimento nel patto di stabilità.

Il governo prevede voucher del valore di 600 euro al mese per 6 mesi per le lavoratrici destinati a servizi di baby sitting e congedo parentale di due giorni per i papà da usufruite entro 5 mese dalla nascita. Timidi segnali che lasciano sperare in un impegno piu robusto del governo sui temi della conciliazione e degli incentivi per le giovani coppie.

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