Siamo davanti ad un’abitudine tipicamente italiana e, nonostante tutto, dura a morire anche al giorno d’oggi. Secondo i dati diffusi dalla ricerca “Methods used for seeking work” condotta dall’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (EUROSTAT) riguardante il terzo trimestre del 2015, ben l’84% degli italiani ha dichiarato di rivolgersi ad amici, parenti e conoscenti per la ricerca del lavoro. Questo studio non considera solamente le tipiche “raccomandazioni” per posizioni di rilievo o mansioni particolarmente ambite, bensì si pone in una posizione trasversale rispetto al fenomeno: i disoccupati sembrano proprio aver perso fiducia nei confronti degli enti “ufficiali” (centri per l’impiego ed erogatori di politiche attive), preferendo agire sotto trama, muovendosi tra segnalazioni e notizie passate di bocca in bocca.
Solo un risicato25,9% afferma di rivolgersi agli uffici pubblici per la ricerca di un impiego.
Si tratta per certi versi di una caratteristica intrinseca del nostro tessuto industriale, composto per lo più da piccole e medie imprese, ma è comunque un costume la cui gravità non è da sottovalutare: se usciamo dall’Italia infatti i dati sono in genere molto meno marcati o, come nel caso della Germania, addirittura totalmente capovolti. I cittadini tedeschi, infatti, si rivolgono agli enti preposti al lavoro in ben il 75% dei casi e solo nel 40% utilizzano la strada della richiesta ad amici e conoscenti. La situazione non è ovviamente così positiva in tutti e 28 i paesi dell’UE, tuttavia l’Italia detiene un record decisamente negativo. Nell’Unione europea, in media,  il 46,7% dei disoccupati utilizza i centri pubblici per l’impiego mentre il 71,1% afferma di chiedere anche ai conoscenti.
Parallelamente a questa situazione emerge un altro dato davvero emblematico: il curriculum viene percepito come sempre meno importante nella ricerca dell’impiego. Viene nominato come requisito principale solo dal 64% degli italiani, contro una media europea del 69%.
Ne consegue che il nostro Paese è uno dei meno reattivi alle offerte di lavoro trovate sui giornali e su internet, percepite spesso come poco promettenti: solo il 31,4% dei disoccupati segue e si rende disponibile per tali inserzioni.