L’Italia è tra i Paesi Ue con il più alto tasso del cosiddetto ‘skills mismatch’, ovvero la mancata corrispondenza tra le abilità di un lavoratore e quelle richieste dal mercato del lavoro. Lo rivela l’ultimo rapporto sul tema della Commissione europea ripreso dall’agenzia ANSA, secondo il quale Italia, Belgio e Irlanda sono in cima alla classifica per quanto riguarda i Paesi membri dell’Ue da più tempo con un simile gap.

Il concetto di ‘skill mismatch’ è strettamente correlato a quello di ‘educational mismatch’, ovvero una formazione dei giovani non adeguata alle esigenze del mercato del lavoro e quindi utile ad acquisire quelle competenze indispensabili per trovare e mantenere un impiego. Lo ‘skills mismatch’ italiano resta alto nonostante nel primo quadrimestre del 2015 si registri un leggero aumento dei lavoratori altamente o mediamente qualificati, rispettivamente tendenti circa al 20% e 40% della forza lavoro tra i 15-64 anni attiva nel Paese, mentre diminuiscono ulteriormente i lavoratori scarsamente qualificati (circa 40%).

Secondo l’analisi dell’UE questo alto tasso è da collegare proprio al basso livello di occupazione dei lavoratori scarsamente qualificati, contrariamente a quanto avviene in Paesi come Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Gran Bretagna. Il rapporto evidenzia, fra l’altro, come nel nostro Paese, al pari di Grecia e Spagna, questo trend sia precedente allo scoppio della crisi economica del 2008.