Il 52% svolge il tirocinio all’interno dell’istituto scolastico

Il potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro al triennio delle superiori diventa realtà per molti, anche se non tutti respirano aria di azienda. L’obbligo di tirocinio scatta quest’anno per gli alunni del terzo anno e sembra che la svolta sia reale: solo il 14% degli studenti intervistati è rimasto a bocca asciutta. Il 52% di questi “stagisti” tuttavia non ha passato nemmeno un giorno in azienda: l’alternanza si è svolta esclusivamente all’interno dell’istituto scolastico tramite percorsi formativi ad hoc come l’azienda simulata. È quanto emerge da un’indagine di Skuola.net su un campione di circa 2800 studenti iscritti al terzo anno di licei, istituti tecnici e professionali. Se prima de La Buona Scuola gli studenti delle Superiori che aderivano all’alternanza scuola-lavoro erano 270.000 (Dati Miur Job & Orienta 2015), quando fra tre anni la riforma entrerà a regime, si raggiungerà – osserva Skuola.net – quota 1.5 milioni. “Sull’alternanza scuola lavoro siamo abbastanza indietro.

I licei – conferma Mario Rusconi, vice presidente Anp, Associazione Nazionale Presidi, sulle colonne dell’agenzia ANSA – sono i più in difficoltà, perché non hanno una esperienza alle spalle. Gli istituti tecnici e i professionali navigano in acque migliori, ma è un peccato che le capacità degli studenti non vengano utilizzate in modo opportuno: come emerge dai dati, 1 ragazzo su 10 confessa di aver svolto mansioni di contorno come attività di pulizie o stampa di fotocopie, ma non quello per cui aveva studiato. Inoltre, 1 studente su 5 non è stato affiancato da un tutor in azienda. E se circa il 43% degli intervistati ha potuto contare su di lui per tutto tempo passato al lavoro, il 36% circa ha avuto questa figura vicino a sé solo per una parte delle ore.

Il fatto che gli studenti siano spesso utilizzati in attività non pertinenti all’alternanza scuola lavoro, come emerge dai dati, sta indicare che va fatto un salto di qualità. Il ragazzo deve invece fare una ‘full immersion’ nel mondo del lavoro, per imparare non solo gli aspetti più pratici, ma anche le principali regole del comportamento e della gestione dei rapporti gerarchici in ambito lavorativo. Va anche sottolineata l’importanza che ha la scuola, insieme ai centri di orientamento, ai fini di incanalare gli studenti nel mondo del lavoro.

Questo senza contare che 1 studente su 5 non è stato affiancato da un tutor in azienda. E se circa il 43% degli intervistati ha potuto contare su di lui per tutto tempo passato al lavoro, il 36% circa ha avuto questa figura vicino a sé solo per una parte delle ore.

Confrontando i dati per indirizzo di studio emerge che ai liceali va un po’ peggio che agli altri: dei ragazzi del liceo che hanno partecipato al progetto, più della metà dice di averlo svolto interamente a scuola (55%) senza recarsi presso l’azienda, percentuali più basse ma comunque notevoli tra gli studenti dei tecnici (42%) e dei professionali (43%). Più del 72% dei liceali non ha ricevuto dall’azienda la richiesta di restare in contatto per possibili opportunità di lavoro future, percentuale che scende al 52% circa degli studenti tecnici e al 43% degli alunni degli istituti professionali.