Come aumentare la professionalità, il modello Biella.

La politica economica si trova di fronte a un dilemma vero. Il tasso di occupazione in Italia resta, nonostante i modesti progressi degli ultimi due anni, uno dei più bassi fra i 34 paesi Ocse.

Potrebbe sembrare un paradosso in un paese come il nostro dove si parla quotidianamente di disoccupazione eppure i lavoratori che le aziende ricercano mancano.

Nel 2015 le imprese italiane sarebbero state in grado di assumere 722 mila persone: di queste 76 mila, il 10,6%, sono definite “difficili da reperire”.

Il Sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro individua due principali ragioni all’origine del problema: mancano le competenze e i titoli di studio.

Molte sono le richieste di lavoro in Italia, tra queste la maggior parte delle offerte si rivolge ad analisti di procedure informatiche, progettisti per l’automazione industriale, sviluppatori di software e app e infine, consulenti per la gestione aziendale. Tra i non laureati i compiti più ricercati vanno dalla riscossione crediti all’installazione di macchinari industriali, dagli addetti agli stipendi ai tecnici elettronici.

Vi sono dei dati dell’Istat dal 2011 al 2014 sull’andamento delle professioni che ci avvertono: c’è un mondo di mestieri specializzati, ma non tecnici, dalla logistica alla cura della persona che non hanno abbastanza spazio in un paese come l’Italia. Inoltre, nell’agricoltura e nel turismo ci sono tantissime potenzialità ma queste si scontrano con una realtà che non è all’altezza di coglierle a causa della qualità dell’offerta.

L’era digitale e le imprese

Oggi ci troviamo nell’era digitale ma l’economia fatica ancora a raggiungerla. Le imprese infatti, investono sempre più su figure in grado di automatizzare delle funzioni, soprattutto di software. Quello che ci si chiede è se la continua digitalizzazione porterà a una scomparsa dei lavori artigianali. Se questi ultimi fossero facilmente sostituibili da macchine robot, senza dubbio accadrebbe. Tuttavia questo processo di sostituzione sembra essere già in corso.

Un settore su cui investire in formazione

La filiera della moda è ricca di mestieri dalla sarta al tintore. Nella zona del Biellese si è cercato di creare un aumento della professionalità con la fondazione di scuole superiori e master per tutelare i mestieri del tessile affinché questi non scompaiano del tutto.

Uno dei lanifici più antichi, la Vitale Barberis Canonico, fondata nel 1663 a Pratrivero, investe in corsi di formazione che alternano la scuola al lavoro. L’amministratore delegato Alessandro Barberis Canonico racconta che i ragazzi entrano in azienda, fanno pratica e vengono pagati. Nel suo stabilimento oggi lavorano come tirocinanti 15 persone in tutte le posizioni della filiera, dalla filatura alla tessitura.