E’ stata presentata ieri a  Napoli  l’Indagine 2016 su Profilo e Condizione occupazionale a cura di AlmaLaurea. Il rapporto conferma il profondo divario sociale ed economico che caratterizza le regioni italiane.

Il presidente di AlmaLaurea, Ivano Dionigi, rileva che – “chi proviene da contesti famigliari più avvantaggiati ha più opportunità. Questo significa che l’università non livella più, c’è bisogno di una seria politica di diritto allo studio”.

I flussi di mobilità territoriale emersi dalle Indagini AlmaLaurea sottolineano come negli ultimi 10 anni le regioni del Mezzogiorno abbiano continuato a perdere giovani risorse, migrate al Centro-Nord. “Questo divario che sembra ingigantirsi – dice Gaetano Manfredi, Rettore dell’università Federico II di Napoli e presidente della CRUI –, potrebbe essere superato solo decidendo di investire nei laureati, vera e propri benzina per il motore del nostro territorio. E Dionigi aggiunge: “Si parla di perdita di capitale umano, una formula ormai usurata: sono teste che se ne vanno, sono cervelli che dal Sud salgono al Nord”.

Si assiste al costante calo delle immatricolazioni, che negli ultimi anni ha interessato l’intero sistema universitario italiano, sta interessando in modo differenziato i diversi territori. Il prezzo più elevato lo pagano le regioni del Sud, a causa della diminuzione più marcata di immatricolati, e soprattutto per quel flusso di giovani che dal Mezzogiorno sceglie di spostarsi per studiare nelle altre regioni del Paese.

L’andamento delle immatricolazioni mostra che dopo l’aumento registrato dal 2000 al 2003 (+19%), legato soprattutto al rientro nel sistema universitario di ampie fasce di popolazione di età adulta, e nonostante la leggera ripresa registrata nell’ultimo anno, dal 2003 al 2015 le Università hanno perso nel complesso quasi 70 mila matricole (-20%): per il Sud la contrazione è del 30%, per il Centro è del 22%, per il Nord è del 3%.

Il professor Dionigi ricorda: “Solo il 24% della popolazione italiana tra i 25 e i 34 anni è laureato contro una media europea del 41% e questo ci posiziona ultimi in Europa per numero di laureati. Questo accade nonostante sia appurato che la laurea favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro e garantisce retribuzioni maggiori, sebbene non adeguate al titolo”. A tal proposito la proposta del Presidente di AlmaLaurea è chiara, egli sostiene che per incentivare le iscrizioni alla laurea triennale bisognerebbe renderle gratuite. Eppure l’impoverimento dell’Italia (soprattutto del sud) è caratterizzato da un paradosso: “I nostri ragazzi che vanno all’estero sono fortemente apprezzati – aggiunge il Presidente -. I dati ci dicono che al 51% degli studenti italiani che partecipano al programma Erasmus+ viene proposto di restare a lavorare all’estero, a fronte di una media europea del 30%. E questo non avviene solo grazie alle università italiane ma anche alla scuola secondaria, che forma gli studenti più colti d’Europa”.

A livello occupazionale a cinque anni dal conseguimento del titolo le differenze territoriali tra Nord e Sud del Paese si riducono apprezzabilmente, ma restano sempre a favore del Settentrione.

Tra i laureati magistrali il differenziale occupazionale Nord-Sud scende a 15 punti percentuali. Lavorano 89 laureati su cento residenti al Nord, mentre al Sud l’occupazione coinvolge il 74% dei laureati.  Tra uno e cinque anni, scende anche il differenziale del tasso di disoccupazione che si attesta su 12 punti percentuali: è pari al 6% al Nord e al 18% al Sud.

Cresce la stabilità, seppur a cinque anni sia più elevata al Nord dove coinvolge 72 occupati su cento contro il 67% del Sud. A cinque anni dal titolo, al Sud crolla la percentuale di laureati che lavora senza un regolare contratto: è il 2,5% rispetto all’1% al Nord.

Migliorano anche le retribuzioni: al Nord si attestano a 1.480 euro mensili netti, mentre al Sud arrivano a 1.242 euro. Cresce anche l’efficacia: il titolo risulta molto efficace o efficace per il 55% degli occupati al Nord e per il 59% degli occupati nel Mezzogiorno.

Oltre alla diagnosi e all’analisi dei dati serve una terapia. “Per sperare in un futuro migliore – osserva il Rettore Gaetano Manfredi – serve un’alleanza con le istituzioni, un impegno da parte delle università per rispondere alle esigenze della società, ma anche impegno da parte delle imprese che devono guardare ai giovani con più attenzione per valorizzare gli individui e il titolo di studio dal punto di vista economico”. Dello stesso avviso il  Presidente di AlmaLaurea: “Chi, se non l’università, è chiamato a supplire laddove la famiglia e le associazioni non arrivano più? Quello degli Atenei è un ruolo sociale in particolare sui fronti dell’orientamento in entrata e in uscita e dell’internazionalizzazione”.