Non hanno paura di cambiare mestiere perché convinti di riuscirne a trovarne uno migliore e sono consapevoli che non andranno in pensione prima dei 65 anni ma non per questo sono insoddisfatti: ecco il ritratto dei millenial che emerge da una ricerca recentemente effettuata da “ManPowerGroup” su un campione di 19 mila intervistati nati tra il 1980 e il 1995

Il primo dato significativo, che emerge dalla ricerca, è la disponibilità a lavorare sino ad una età avanzata,consapevoli di non poter contare su una pensione solida. Sono, inoltre, convinti che questo rappresenti un cambiamento cronico e irreversibile. Più della metà dei soggetti intervistati ha infatti affermato, che lavorerà sino ai 65 anni; in Giappone, addirittura il 37% afferma che lavorerà fino alla morte.

Questi giovani si dicono forti e pronti al cambiamento, da loro percepito come una possibilità di migliorare e di evolversi. Secondo l’indagine il 34% a livello globale sta prendendo in considerazione il lavoro autonomo oppure nuove modalità di lavoro futuro, come per esempio la carriera freelance.

Per i Millenial resta comunque importante e centrale, dedicare tempo e impegno alla propria formazione:

«Il 62% del campione – si legge nella ricerca – è sicuro che se domani venisse a mancare la sua principale fonte di reddito potrebbe trovare un lavoro altrettanto buono o addirittura migliore nel giro di tre mesi. Nel complesso, i Millennial di Messico, Cina, Svizzera e Germania sono i più ottimisti, mentre quelli di Giappone, Grecia e Italia i più pessimisti, il che riflette i fattori economici, politici e culturali che caratterizzano questi Paesi. A livello globale, la maggior parte dei Millennial vede davanti a sé un futuro positivo e una carriera di successo».

I dati della ricerca tratteggiamo il profilo di giovani che sanno non scoraggiarsi e che colgono dalla crisi che ancora oggi perdura, un’opportunità per essere più forti e motivati restando fiduciosi nel cambiamento.

Sembra definitivamente mandato in soffitta il sogno del posto fisso che ha caratterizzato la visione del lavoro e del proprio posizionamento sociale dai baby boomers ( 1946-1964) alla Generazione X (1960-1980).

C’è da augurarsi che la fiducia che i millennials ripongono nel cambiamento sia accompagnata soprattutto in Italia da un governo che sappia cogliere e valorizzare il loro coraggio e motivazione e li accompagni con misure e strumenti di politiche contrattuali e incentivi per la flessibilità e l’innovazione.