Secondo i dati Eurostat del 2015 l’Italia arriva a posizionarsi penultima in Europa per la fiducia negli a uffici pubblici per l’impego. L’85% invece preferisce cercare lavoro tramite amici e conoscenti. Dai dati Eurostat si evince che il trend italiano è quello di puntare alla rete familiare dando invece, scarsa fiducia alle istituzioni come i centri per l’impego e le agenzie per il lavoro private.  Solo un quarto degli Italiani, infatti, si rivolge a queste ultime. La nuova agenzia per il lavoro, prevista dal Jobs act, l’Anpal, avrà come obiettivo quello di ridare ai cittadini la fiducia nella possibilità dei centri pubblici di far incontrare domanda e offerta.

Dal campione che è stato intervistato emerge che solo il 28,2% si è rivolto ai centri per l’impiego, in discesa rispetto all’anno precedente (28,6%) a fronte del 48,4% medio in Europa e del 77,7% in Germania (59,1% in Francia). Ancor meno fiducia di noi verso il sistema pubblico è data dagli spagnoli (27,5%).

Per quanto riguarda le agenzie del lavoro private in Italia, si è rivolto solo il 16,5% dei disoccupati nel 2015 a fronte del 23% in Europa, mentre l’84,8%, in crescita sul 2014, ha ammesso di essersi rivolto a parenti, amici e sindacati, rispetto al 71,9% in Europa. Il dato è inferiore alla Grecia che arriva fino al 94,3% ma molto superiore alla Germania che può vantare solo il 39,3%, alla Svezia (24,7%) e, fuori dall’Ue, alla Svizzera (16,3%). È evidente che negli anni di crisi la percentuale in Italia di persone che si rivolgono alla rete familiare e amicale e ai sindacati è cresciuta, dal 75,1% del 2008 all’84,8% attuale. Nel nostro Paese inoltre si tende a proporsi direttamente sul posto di lavoro con il 70% di disoccupati che lo fanno (erano il 57,3% nel 2008) contro il 62,1% europeo (il 22,8% in Germania), nonostante la digitalizzazione delle candidature previste da parte delle aziende.

Che le performance dei centri per l’impiego siano modeste ce lo dicono i dati. Vale, però, la pena di riflettere su quali dinamiche stanno dietro il raggiungimento di questi numeri. Basti pensare ai passaggi che obbligano gli utenti a ricorrere ai cpi per accedere a bandi quali Garanzia Giovani e Dote Unica Lavoro quando sarebbe sufficiente una semplice autodichiarazione. In mancanza di queste forzature burocratiche i numeri, già molto modesti, si abbasserebbero ulteriormente e in maniera drastica.

Per un sostegno all’inserimento lavorativo dei nostri giovani improntato alla concretezza c’è da augurarsi che i cpi cambino marcia intraprendendo una strada di sburocratizzazione per concentrarsi sull’ottenimento di risultati concreti, così come avviene nei Paesi più virtuosi.