Dall’analisi del mercato del lavoro del Comune di Milano, sviluppata dal progetto EQuIPE 2020, emergono dati positivi sulla partecipazione delle donne al mondo del lavoro. I tassi di occupazione femminile, nella Città di Milano sono allineati attualmente, a quelli dei maggiori paesi dell’unione europea.

Secondo i più aggiornati dati dell’Eurostat del 2015, quasi 65 donne residenti a Milano su 100 sono occupate (64,9%): percentuale ancora distante 5 punti dal tasso d’occupazione femminile della Germania (69,9%), di soli 3 da quello del Regno Unito (68%), ma superiore a quella della Francia (60,6%), della media europea (60,4%), della Spagna (52,7%) e ovviamente dell’Italia (47,2%).

A Milano, inoltre, si è consolidato nella pratica il modello della coppia “dual earners” (“si lavora in due”) – e in qualche caso anche “dual caregivers” (“ci si occupa dei figli in due”) Anche se, ben un quarto delle milanesi dopo i trent’anni sono infatti single. Tuttavia, l’altra faccia della medaglia di questo elevato grado di occupazione femminile, è un tasso di fecondità in stallola città è dotata di attrezzature e centri per l’infanzia, ma pochi vengono riempiti.

Questa analisi del mercato del lavoro di Milano ci racconta, in ogni caso, che è possibile avere in Italia tassi d’occupazione femminili simili a quelli delle maggiori capitali europee e una qualità del lavoro delle donne superiore a quello di molti paesi nordici, perché nel capoluogo lombardo, attualmente le donne, soprattutto quelle più giovani, svolgono anche lavori e ruoli che in precedenza erano soprattutto ricoperti da figure maschili.

Di conseguenza, le donne milanesi sono le tecniche dell’organizzazione e dell’amministrazione, dei rapporti con il mercato, delle attività finanziarie e assicurative (funzionarie di banca, agenti assicurative, perite, agenti di borsa e cambio), le specialiste in discipline linguistiche, letterarie e documentali (scrittrici, giornaliste, interpreti e traduttrici a livello elevato, linguiste, filologhe, archiviste, conservatrici di musei), le specialiste in scienze giuridiche (avvocate) e le tecniche informatiche, telematiche e delle telecomunicazioni. Anche la quota di donne libere professioniste sta raggiungendo velocemente quella degli uomini. D’altra parte le donne milanesi sono più scolarizzate rispetto ai loro colleghi uomini.

Queste stesse informazioni offrono precise indicazioni per le politiche del lavoro: poche infatti, sono le donne che hanno trovato occupazione attraverso i canali tradizionali d’intermediazione tra domanda e offerta, soprattutto per quanto riguarda i centri pubblici, che assumono sempre più un ruolo poco rilevante. Dal punto di vista delle professioni, il lavoro milanese risulta però profondamente polarizzato: questa divergenza interessa soprattutto autoctoni e stranieri (20% del totale delle donne che lavorano abitualmente a Milano). Infatti, le milanesi autoctone risultano prevalentemente occupate nei settori altamente qualificati e le straniere prevalentemente impiegate nei servizi domestici e alla persona.

Per quanto riguarda il part-time a Milano come a Roma la quota di donne che lavorano a tempo parziale è molto più elevata di quella degli uomini e il part-time maschile è spesso più involontario di quello femminile, tanto che corrisponde a una sorta di sottoccupazione. Questa formula può rivelarsi tuttavia positiva per una larga fetta di popolazione che può, così, conciliare in maniera maggiormente agevole le esigenze lavorative con quelle familiari.