Negli ultimi anni sembrava che l’America fosse caratterizzata da un dualismo costante: da una parte il lavoro a chiamata, di cui un esempio è l’applicazione “Uber” che funziona in modo tale da sostituire i vecchi taxi (ma senza il peso delle tasse); dall’altra ingegneri ricercatissimi e ben pagati che trovavano occupazione ancor prima di ottenere una laurea. Tutto quello che sta tra queste due categorie, però, fino a pochi anni fa, non sembrava essere attrattivo per il mercato del lavoro.

Da questa situazione estremamente polarizzata emerge ora uno scenario più incoraggiante. Secondo un report reso pubblico dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, la fascia media della popolazione si è allargata: “Se i lavoratori pagati dai 19 ai 35 dollari l’ora sono cresciuti in linea con le tendenze degli ultimi decenni, ad essere cresciuto sopra la media è stato proprio il ceto medio, la fascia reddituale compresa tra i 12 e i 18 dollari l’ora.”

Dal 2013 al 2015, il mercato del lavoro a stelle e strisce ha visto crescere di 2,3 milioni di unità il numero di lavoratori occupati in settori di medio livello, dall’amministrativo alla formazione, passando per le costruzioni e i trasporti. Una conseguenza riconducibile anche alla recente diffusione del salario minimo garantito in diversi stati americani, come sottolineato anche dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti.

Gli ultimi dati di agosto sull’economia americana hanno riportato la creazione di 151mila nuovi posti di lavoro, con tasso di disoccupazione fermo al 4,9%. La creazione di nuovi posti di lavoro, però, non avrebbe fatto il paio con la polarizzazione del mercato del lavoro. All’aumento del numero di occupati in settori altamente qualificati, non sarebbe corrisposto un aumento di posti di lavoro sottopagati, con conseguente svuotamento del ceto medio.

Al contrario, il travaso che si sarebbe verificato dalla fascia reddituale più bassa a quella mediana, potrebbe essere considerato prova ulteriore dell’esistenza dell’ascensore sociale negli Stati Uniti