Start-up: Italia fanalino di coda

Non siamo ancora un Paese per imprese innovative . Soprattutto, non il Paese dove riescono a diventare grandi. Sono appena 135, secondo il rapporto appena pubblicato dal think tank Sep, quelle passate alla fase successiva di crescita, lo “scaleup”, su 4.200 censite in Europa. L’Italia è undicesima in una classifica dominata dal Regno Unito (1.412 imprese). Ma se parametriamo il dato alla dimensione del Paese e della sua economia precipita al penultimo posto per densità, con 0,2 imprese ogni 100 mila abitanti, e all’ultimo per finanziamenti raccolti, 900 milioni di euro pari allo 0,05% del Pil. Lontanissima da Inghilterra, Francia e Germania, ma distante anche dalla media europea (0,9 scaleup ogni 100 mila abitanti, investimenti per lo 0,33% del Pil) e superata pure da vicini mediterranei come Spagna e Portogallo. Con una sola azienda, l’e-commerce della moda Yoox nato nel 2000 e quotato nel 2009, capace di fare l’ulteriore salto di qualità e passare tra gli “scalers”, startup capaci di raccogliere oltre 100 milioni di euro. ‘ì

Il report sul totale delle startup mature europee individua un gruppo di big che conta 86 imprese, che valgono 25 miliardi di dollari, in cui l’Italia è rappresentata da un’unica azienda, Yoox. L’unico segnale positivo per l’Italia è che 1/4 delle scaleup italiane hanno raggiunto il proprio livello nel 2016, con finanziamenti di grossa portata (Moneyfarm, Talent Garden e Satispay…).

Tra i big, al primo posto la Gran Bretagna (a quota 29), seguita da Germania, 15, Francia, 111, Svezia, 7, Spagna, 6, Danimarca, 5, Olanda e Svizzera a 3, Finlandia 2, mentre sono rappresentate da una sola impresa Lusseburgo, Irlanda, Italia, Islanda e Norvegia. Fra i marchipiù noti in Europa: Deliveroo, Just eat, Trivago, Zalando, Blablacar.
Siamo i più lenti, insomma, in una Europa che viaggia ad almeno quattro velocità diverse. Dietro la lepre Regno Unito, unica in grado di competere con la Silicon Valley, troviamo la Germania (442 scaleup con 10,1 miliardi di euro raccolti) e una Francia in grande ascesa, 513 scaleup da 6,6 miliardi, ma con tre miliardi investiti in venture capital solo lo scorso anno. Poi un gruppo di economie più piccole, ma che hanno puntato molto sul digitale, dai Paesi del Nord, Svezia in testa, all’Estonia. E infine il Sud del Continente, decisamente meno innovativo per densità di startup e capitali. Ma in cui Paesi come Spagna e Portogallo stanno cercando di recuperare terreno. La prima ha una densità di scaleup doppia rispetto alla nostra (0,4 ogni 100 mila abitanti), la seconda tripla (0,6). Entrambe hanno visto mobilitare capitali pari allo 0,2% del Pil nazionale, quattro volte più dell’Italia. Che resta fanalino di coda insieme alla Polonia, non proprio un riferimento per l’innovazione.

Il risultato è che l’Italia ad oggi pianta solo una bandierina nel ristretto club degli “scalers”, le aziende diventate davvero globali, con oltre 100 milioni di euro di finanziamenti raccolti

By | 2017-06-26T20:31:43+00:00 17, 06, 2017|News|

About the Author:

Marina Verderajme
Marina Verderajme è Presidente di ACTL, Associazione di Promozione Sociale, accreditata dalla Regione Lombardia e dalla Regione Siciliana per i servizi per il lavoro e certificata Iso 9001. Opera nel mondo del lavoro e dello stage attraverso www.sportellostage.it e Recruit, società di ricerca e selezione per profili giovani