Disoccupati: 2 milioni nel nostro Paese non sono contemplati dalle statistiche

Potrebbe far emergere quasi 2 milioni di disoccupati in più lo studio della Fondazione di Vittorio presentato lo scorso venerdì, che ha riclassificato il numero dei cittadini senza impiego, attraverso criteri diversi da quelli normalmente utilizzati.

Secondo l’Istat infatti sono quasi 3 milioni i disoccupati in Italia, e il tasso di disoccupazione – si attesta secondo le rilevazioni più recenti all’11,3%. Un dato che però potrebbe riflettere solo parzialmente lo stato di salute del nostro mercato del lavoro.

Ad accendere un faro sul tasso di disoccupazione “reale” all’interno dell’Eurozona era stata nei mesi scorsi anche la Banca Centrale Europea, interrogandosi in particolare se dietro la mancata crescita dei salari, nonostante una robusta diminuzione dei senza lavoro, non ci fosse un problema di qualità dell’occupazione non evidenziata dalle statistiche.

La ricerca elabora quindi tre tassi alternativi per scattare una fotografia più precisa della situazione italiana. Per farlo prende innanzitutto considerazione quella platea di lavoratori definita come forze di lavoro potenziali aggiuntive. Si tratta di una fetta di persone che non figura tra i disoccupati ma tra gli inattivi, composta da chi non cerca un impiego benché disposto a lavorare, i cosiddetti scoraggiati, e chi sta cercando ma non è subito disponibile. Insieme a questi considera anche i sottoccupati part-time, cioè persone che lavorano meno di quanto vorrebbero, risultando però tra gli occupati secondo le rilevazioni statistiche. Scomponendo così i dati, la stima della disoccupazione in senso esteso sale in Italia nel 2016 fino al 23,8%, più del doppio della stima ufficiale.

Un terzo tipo di classificazione considera, poi, non solo i disoccupati formalmente riconosciuti, ma anche le persone che all’interno delle forze di lavoro potenziali aggiuntive (FLPA), riferiscono di sentirsi in cerca di occupazione (condizione percepita). Il tasso di disoccupazione schizza così al 18,5%, oltre punti sopra il tasso ufficiale, e il numero dei disoccupati sale a 5 milioni e 200 mila, oltre due milioni in più rispetto a quanto rilevato oggi.

C’è poi un ultimo spunto fornito dallo studio della Fondazione di Vittorio che mette in evidenza come, anche quando si parla di occupati, spesso il dato nasconde una platea molto eterogenea di lavoratori, all’interno della quale è crescente il numero di persone che ha un impiego giudicato di bassa qualità.

Considerando solo le formule contrattuali e il tempo di lavoro – ed escludendo variabili come stipendio, modalità di lavoro e altri parametri – la ricerca traccia quella che viene definita area del disagio, cioè “persone che lavorano sotto condizioni diverse da quelle auspicate”. Si tratta ad esempio quindi di coloro che lavorano con contratti precari malgrado in cerca di un impiego fisso, o di chi lavora part-time anche se in cerca di un impiego a tempo pieno. Soltanto nel 2016, rileva lo studio, erano 4 milioni e 471 mila persone. In rapporto al totale degli occupati, il tasso è cresciuto dal 14% del 2007 al 20,3% del 2015, scendendo leggermente nel 2016. Tra i più penalizzati gli under 35, con tassi di disagio che vanno dal 33,8% delle regioni settentrionali al 41,3% del Mezzogiorno.

By | 2017-07-28T13:05:56+00:00 14, 07, 2017|News|

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Marina Verderajme

Marina Verderajme Giornalista Direttore di jobfarm.it news si occupa da oltre 15 anni di formazione lavoro risorse umane. Dirige SportelloStage.it partner di Recruit srl agenzia di intermediazione e Ems societa consulenza hr