La tecnologia e il fattore umano: cosa c’è al centro del business italiano?

L’edizione 2017 del World Business Forum, dal titolo “Humanification – Mettiamo le persone al centro. Oggi e sempre”, ha messo al centro la tecnologia e il fattore umano nel mercato del lavoro. Per l’occasione WOBI, in collaborazione con Manageritalia, ha svolto un’indagine sull’importanza del fattore umano all’interno dell’aziende e per indagare su come esso si collochi in un mondo sempre più tecnologico.

Un campione di oltre 500 dirigenti di imprese italiane ha così espresso la propria opinione, evidenziando speranze e timori d’oggi e di domani.

Secondo la maggioranza (circa l’80%) dei manager intervistati, le società mettono in modo, più o meno deciso, le persone al centro del proprio contesto aziendale; la perfetta integrazione tra fattore umano e fattore tecnologico rappresenta in generale la soluzione più idonea per lo sviluppo del business sia nel mondo di oggi (39%) che in quello futuro (38%). L’importanza delle persone all’interno di un’azienda rimane un caposaldo per i nostri manager; i vantaggi sono legati innanzitutto a fattori estremamente umani come la creatività (37%) e l’empatia (35%) seguite dal problem solving (12%) e dall’intraprendenza (9%).

Non a caso, dalla ricerca, emerge che i settori dell’industria in cui il fattore umano è maggiormente rilevante, sono proprio quegli ambiti in cui queste caratteristiche la fanno da padrona: Comunicazione (30%), Salute (20%), Moda e Arte (17%).

Rimangono però alcuni timori legati all’aumento del rischio di errori (28%) e alla incertezza sui risultati delle performance (29%), elementi “facilmente evitabili” con l’utilizzo di sole tecnologie in ambito aziendale.

Forse questi timori fanno risaltare il dato per cui il mondo del business in Italia sembri valorizzare poco o per niente il fattore umano al suo interno (risposta data da oltre il 50% degli intervistati).

La causa apparente potrebbe celarsi negli effetti causati dalla crisi economica sul mondo del lavoro, dal momento che circa la stessa percentuale (49%) ritiene che essa abbia influito in modo sfavorevole sul fattore umano in azienda e il 16% molto negativamente.

Dove si valorizza il fattore umano all’interno del mercato del lavoro?

Tra una rosa di 7 economie più avanzate al mondo, i partecipanti hanno identificato nei paesi scandinavi (52%) la propria preferenza, mentre il nostro Paese si ritrova tra le ultime in quinta posizione al 7%. La speranza, come si sa, è sempre ultima a morire, infatti si scopre come il 75% dei manager crede in un positivo cambiamento in Italia. Infatti alla domanda “quanto è possibile – in Italia – rimettere le persone al centro del business, avendo vantaggi per le imprese” il 7% risponde moltissimo, il 34% molto e sempre il 34% dichiara abbastanza.

A detta di tutti, l’Italia rimane comunque un paese con forti potenzialità, con manager che mettono la persona al centro dei propri business ma che al contempo trovano talvolta difficoltà nell’implementarlo.

Complessivamente emerge un quadro dove la tecnologia ha un impatto positivo sul fattore umano e non è nemica del lavoratore ma un suo alleato.

By |2018-04-03T08:43:52+00:0025, 11, 2017|News|

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Simone Pivotto
Simone Pivotto si occupa per ACTL di marketing e comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.