L’Italia e lo Smart Working

Le grandi imprese sono state le prime a introdurre progetti strutturati di lavoro agile ma solo il 9% delle grandi aziende ha adottato iniziative capaci di ripensare in maniera profonda all’organizzazione del lavoro, modificando la propria cultura lavorativa. I lavoratori, impiegati in un’azienda che applica lo Smart Working, trascorrono solo il 67% del loro tempo in azienda, contro l’86% degli altri lavoratori, inoltre il 34% dichiara di avere un rapporto migliore con colleghi e responsabili.

Nelle Pmi lo Smart Working si sta sviluppando solo recentemente: il 22% ha avviato progetti informali ma solo il 7% sta agendo in modo concreto. I dati evidenziano la difficoltà di trasmettere il concetto di lavoro agile in alcuni settori della nostra industria, dovuto anche alla percezione secondo cui introdurre tale modalità di lavoro porterebbe dei costi, tra cui il manifatturiero, le costruzioni, il commercio e l’hospitality/travel.

Nella PA il lavoro agile è ancora all’inizio: solo il 5% utilizza progetti di Smart Working. Questo viene supportato anche dalla consapevolezza, da parte dei lavoratori, di non poter applicare tale semplificazione al proprio lavoro.

Il processo di Smart Working all’interno delle aziende italiane, grandi o piccole che siano, dovrà comunque partire dalla strutturazione di un percorso formativo delle competenze digitali. Infatti, come è stato rivelato dall’osservatorio sullo Smart Working realizzato dal Politecnico di Milano, la formazione del personale sulle digital skills è carente se non inesistente.

Ma perché molte aziende stanno attivando processi verso lo Smart Working? Quali benefici ha il lavoro agile per aziende e lavoratori?

I vantaggi per chi aderisce allo Smart Working sono misurabili in maniera oggettiva, dalla produzione alla riduzione dei tempi e dei costi. L’Osservatorio, ha ulteriormente analizzato le caratteristiche dello Smart Working, riportando così sei punti fondamentali: la possibilità di conciliare vita&lavoro, è uno degli aspetti che i nuovi lavoratori considerano maggiormente nel momento dell’invio del curriculum – Millenians in primis; innovazione e sviluppo delle competenze; aumento delle performance singole e aziendali; diminuzione del gap di genere sul lavoro e all’interno del nucleo famigliare; sviluppo della solidarietà aziendale e, ultima ma non meno importante, la sostenibilità (riduzione dello stress, degli spostamenti e del costo dell’affitto da parte dell’azienda).

In conclusione, si sta sempre più facendo largo la consapevolezza di dover adattare le modalità di lavoro ai cambiamenti della società e delle esigenze dei cittadini, questo sulla base degli studi sui tempi di vita – lavoro e le relative implicazioni, sta a tutti gli attori coinvolti applicare le decisioni adatte per il bene dei lavoratori e delle lavoratrici e per la produttività e la responsabilità sociale dell’imprese.

By |2018-04-03T08:43:34+00:0016, 12, 2017|News|

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Simone Pivotto
Simone Pivotto si occupa per ACTL di marketing e comunicazione. Da sempre appassionato di nuovi media, opera come formatore in ambito social media marketing. Coniuga il mondo del digital con quello delle risorse umane lavorando all’inserimento dei profili più giovani nel mondo delle professioni digitali.