La moda ecosostenibile e l’industria 4.0

Anche il mondo del tessile sta cambiando direzione, spinto da un’industria 4.0 sempre più innovativa e attenta all’ambiente.

Il settore del tessile riveste una grande importanza all’interno dell’economia italiana, è infatti il secondo esportatore mondiale di articoli di abbigliamento con oltre 400.000 addetti e 47.000 aziende. La scelta che stanno intraprendendo le nostre aziende, non rappresenta solo un’opportunità di sviluppo ma anche una scelta di coscienza e consapevolezza industriale: dal risparmio dell’acqua, alle risorse energetiche fino ai processi produttivi.

Molti sono i casi di successo Made in Italy, tra i più celebri nel panorama innovativo italiano ci sono: Orange Fiber, Wineleather e Re-Bello.

Orange Fiber nasce alla fine di un percorso di studi, da una tesi di laurea, e vede come protagoniste due donne che, insieme al Politecnico di Milano, sviluppano un brevetto per ricavare tessuti sostenibili dagli agrumi. La mission di Adriana Santanocito e Enrica Arena è quella di creare tessuti di alta qualità per il comparto moda-lusso utilizzando le centinaia di migliaia di tonnellate di sottoprodotto dell’industria di trasformazione agrumicola. Oggi Orange Fiber collabora con gradi marchi di moda come Ferragamo con cui ha realizzato la collezione: Orange Fiber Collection.

L’idea del brand Re-Bello, invece, è quella di una green fashion tutta italiana ma che riesca a parlare anche ai mercati internazionali distinguendosi per qualità, manifattura ed eleganza dei prodotti proposti. Il progetto, nato a Bolzano nel 2013, vuole trasmettere al consumatore un pensiero positivo rivolto al futuro, con la consapevolezza che il “limitare gli sprechi” va esteso anche e soprattutto al tempo. Dopo il successo dello scorso anno l’azienda propone ora tessuti ricavati da legno di faggio, nylon rigenerato, bambù, eucalipto ma anche dal riutilizzo del PET, da lana riciclata, da cotone organico e una pelle conciata con foglie d’ulivo.

Il nostro paese, da sempre famoso per il vino, da qualche tempo è famoso anche per la prima pelle 100% vegetale creata grazie ad uno speciale trattamento delle fibre e degli oli contenuti nella vinaccia. Il progetto, denominato Wineleather, è stato realizzato grazie all’intraprendenza di un architetto ed un chimico industriale che insieme, nel 2016, hanno fondato Vegea srl, azienda produttrice di biomateriali da utilizzare nei settori fashion e design.

Per la realizzazione della pelle vengono impiegati zero litri d’acqua contro i 240 litri di necessari per un metro quadro di pelle animale, ed è esente da tutti gli impatti negativi sugli ecosistemi creati dalle industrie produttrici di pelle tradizionali, dalla sofferenza animale agli scarti di conciatura che impiegano acidi e metalli pesanti che inquinano i terreni e le acque.

 

Nonostante questi segnali positivi, i prodotti sostenibili attualmente sul mercato sono soltanto una piccola percentuale dell’offerta globale e la strada da fare per un’industria sostenibile è ancora molto lontana. Il cambiamento parte non solo da esempi eccellenti e di successo ma anche da una conoscenza dal basso che vede tutte le parti coinvolte, dai consumatori ai professionisti fino all’educazione delle nuove generazioni. Quindi spazio a momenti di incontro, di formazione e sostegno per un futuro attento all’ambiente e alla sostenibilità.

By |2018-04-03T08:39:25+00:0026, 03, 2018|News|

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Marina Verderajme
Marina Verderajme Giornalista Direttore di jobfarm.it news si occupa da oltre 15 anni di formazione lavoro risorse umane. Dirige SportelloStage.it partner di Recruit srl agenzia di intermediazione e Ems societa consulenza hr