Secondo quanto riportato dal rapporto Desi 2018, l’indicatore della Commissione europea che misura il livello di attuazione dell’Agenda Digitale di tutti gli Stati membri, il nostro Paese resta 25esimo nell’Unione Europea e ultimo per la lettura delle notizie online.

Il panorama del 2018 rimane invariato rispetto allo scorso anno: una Comunità europea in crescita sui temi del digitale e un’Italia con progressi non sufficienti a tenere il passo con altre regioni, che segnano un avanzamento più spedito. In questo panorama il nostro paese rimane immobile, fermo al suo 25° posto su 28 Paesi. I pochi progressi fatti sono da ricercare negli Open Data, mentre facciamo passi indietro rispetto agli altri Stati, nelle aree della Connettività, del Capitale Umano e dell’Integrazione delle tecnologie digitali. Conserviamo il penultimo posto nell’area dell’Uso di Internet e il 19esimo in quella dei Servizi pubblici digitali.

Il punteggio più alto, quasi da metterci la mano sul fuoco, nel Desi 2018 è stato ottenuto da Danimarca, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi. Irlanda, Cipro e Spagna hanno registrato il maggior progresso negli ultimi quattro anni.

Retrocediamo rispetto al 2017 di un posto, n. 26, per quanto riguarda la Connettività. Sono stati registrati lievi aumenti nello shopping online(dal 41% degli utilizzatori di internet al 44%, contro una media Ue del 68%), nell’utilizzo di eBanking(dal 42% al 43%, contro una media Ue del 61%) e social network (dal 60% al 61%, contro una media Ue del 65%). L’utilizzo di videochiamate ha subito un incremento (dal 34% al 39%), sia pure a un ritmo ridotto rispetto alla media continentale (46%).

Il rapporto boccia l’Italia sulle competenze digitali, per la mancanza di una strategia globale che penalizza quei settori della popolazione che non vengono fatti oggetto di altre iniziative in materia. Il Desi evidenzia anche come gli italiani siano ultimi in Europa per la lettura delle notizie online(solo il 56% degli italiani consulta siti di informazione sul web, contro il 60% dell’anno scorso, ben al di sotto della media Ue che è al 72%); secondo Bruxelles, il fenomeno potrebbe essere dovuto all’aumento dei paywall dei giornali online.

Maurizio Cuzari, Senior Partner di NetConsulting cube e di SIRMI e Direttore Responsabile di ICT Professional, commenta: ”Da anni si sottolinea come l’Italia investa poco in IT, con un gap annuale di vari miliardi di euro rispetto alle principali nazioni europee; e tuttavia, nonostante qualche maggior impegno negli ultimi anni (AgID, Commissario straordinario, manovre Calenda per Industria 4.0, …) non è ancora passato il concetto di un Ministero apposito, che traghetti la nostra nazione verso il Digitale, facendo leva soprattutto sulla formazione a tutti i livelli e per tutte le fasce di età; e fino a quando non si affronterà il problema con un approccio sistemico e strutturato, fino a quando gli Stakeholder pubblici del Digitale non avranno un proprio budget straordinario, continueremo ad essere la retroguardia di un’Europa che, contrariamente a noi, fa leva sul Digitale per recuperare competitività e crescere più in fretta”.